Quanto vale la pubblicità nel search rispetto giornali e tv

23 Gen

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Diciamocelo chiaro. Se vi fosse la possibilità per i clienti di poter avere un misuratore dell’effettiva efficacia della pubblicità e promozione nei vari canali on e off line, si avrebbero delle belle sorprese.

Uno dei motivi principali su cui le aziende prendono abbagli quando investono in pubblicità è la quantificazione del target dei possibili canali.

Semplice esempio, seppur semplificato. Prendiamo una rivista. Ad un possibile inserzionista normalmente vengono dati i seguenti dati: 1) tiratura e distribuzione moltiplicato per 2) lettori per copia (di solito 3/4). Un giornale di 100mila copie quindi, ad esempio, dichiara un target potenziale di 350mila utenti…

Sulla distribuzione (sempre certificata!) i sorrisi nascono spontanei soprattutto quando si notano numerosi copie di quotidiani o periodici accatastate negli angoli nella città a mò di self-service o volantinate ai passanti o spedite senza richiesta del destinatario o…
In secondo luogo, non tutti i lettori leggono tutte le pagine di tutto il giornale.

Terzo luogo una minima porte dei lettori ha nel momento in cui legge un’inserzione il bisogno del prodotto o servizio offerto, anche alla lontana.

Facendo la metà gli utenti che leggono la mia pubblicità nella pagina interna del giornale avremmo 350mila/2=175mila lettori.
Stimando un 25% i lettori interessati al prodotto o servizio pubblicizzato, che vi assicuro essere cifra straottimistica in caso si tratti di giornali o media giornalistici dove tale percentuale potrebbe scendere sotto l’1%, si passa a un 40mila lettori su rivista specializzata e ad un 1700 su rivista generalistica (esempio il quotidiano).

Da 350mila a 40mila o addirittura poco più di mille! (Quando le cose vanno bene). Non male…

Se leggessimo con la una metodologia più attenta i dati di una campagna sui motori di ricerca, scopriremo quindi che il costo per potenziale cliente (che AdWords ad esempio ci comunica in forma di impression) rispetto i costi per i potenziali contatti sugli altri media sono di tutt’altro spessore di quelli che le aziende percepiscono. E quando si riesce a misurare i risultati in termini di azioni che la pubblicità riesce a fare, sempre più i dati dei media offline fanno acqua da tutte le parti se confrontati con i dati dell’ADV nel search.

Rimango stupito che, nonostante la logicità del ragionamento di cui sopra, anche a fronte di campagne misurabili legate a risultati (ad esempio numero di richieste di contatto ricevuta dall’azienda), quando si paragonano i risultati delle campagne on e offline i responsabili di budget aziendale fanno enorme fatica a sganciare la spina da tradizionali strumenti di pubblicità (obsoleti e poco performanti) favorendo quelli più moderni ed efficaci.

Agenzia SEO o Search Marketing? Affidati a veri specialisti!

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9 Responses to “Quanto vale la pubblicità nel search rispetto giornali e tv”

  1. bino 24 gennaio 2008 at 04:22 #

    bhe… io sono di parte .. ma secondo me oggi come oggi il web è il migliore mezzo per fare pubblicità mirata. Infatti su internet uno trova cica quasi quello che gli serve quando gli serve.

    Faccio un esempio pratico.

    Il sito che ho lasciato in firma con aprire franchising è in prima pagina di google.

    Gli sponsor di quel sito forniti da adsense riguardano il medesimo argomento. Un utente che passa dal mio sito al sito dello sponsor è un visitatore che vale quanto 10.000 persone che leggono un giornale.

  2. Riflessioni... 24 gennaio 2008 at 14:39 #

    forse però non è sempre colpa dell'imprenditore.

    internet funziona molto bene in alcuni settori (turismo, vendita case,ecc)e per alcuni target (giovani consumatori, ecc).

    meno bene in altri e per tipo di settore che per età di chi prende le decisioni.

  3. Lucia Vello 24 gennaio 2008 at 15:53 #

    Sembra il tema del mese, ne parlava qualche giorno fa anche il blog di html.it

    Evidentemente gli imprenditori sono ancora miopi e non capiscono che nel search marketing chi primo arriva meglio alloggia

  4. Piero Viscardi 25 gennaio 2008 at 15:08 #

    Andrea,

    non c'è da stupirsi per quello che dici: la "pubblicità" offline SODDISFA MOLTO DI PIU'l'EGO di chi la paga e poi forse…

    …forse una parte della responsabilità di questa situazione è di noi "professionisti" del web che non siamo capaci di vendere le nostre idee.

  5. Enrico 20 agosto 2012 at 09:24 #

    Ciao,

    condivido appieno quanto sostiene Piero, grande verità;

    non siete in grado di vendere le vs idee e siete ancora in pochi a evangelizzarle.

    Avete un linguaggio e modi di pensare molto spesso lontani da quelli tradizionali delle pmi venete.

    Non avete forza vendita e che se ne dica anche nel web servono venditori oltre che consulenti, perchè le aziende devono essere SPINTE a provare le cose per poi gustarle. Prendi come esempio i bambini che non ne vogliono sapere di assaggiare dei cibi nuovi che gli farebbero bene……., probabilmente un papa che spiega molto bene al piccolo tutte le sane motivazioni per assaggiare non avrebbe successo mentre La mamma che è allenata a farlo è capacissima di stimolare con elementi esterni al cibo (MA CARI AL BAMBINO) e riesce nel 90% a convincerlo e fargli assaggiare il WEB.

  6. Carlo Scampicchio 21 agosto 2012 at 18:11 #

    Caro Andrea sono perfettamente d’accordo con te, forse però trascuri il fatto che la pubblicità “tradizionale” è quasi sempre in mano alle agenzie di pubblicità e queste, al contrario della pubblicità su Internet, sono quasi sempre pagate in base a “quanto fanno spendere” e non in base ai risultati. La scarsa misurabilità dei risultati è stato un vantaggio per le agenzie nei tempi felici del mercato in crescita e ciò si è abbinato spesso con le correnti aziendali interne ed interessi privati o di carriera di molti manager; la cui importanza è stata spesso valutata più in base “al budget da spendere” che ai risultati.
    Credo però che la crisi, la migliore conoscenza delle “nuove tecnologie” e l’esempio dei paesi più evoluti riserveranno numerose sorprese ai giornali, alla TV ed anche alle agenzie di pubblicità: il mondo sta cambiando molto più in fretta di quanto, talvolta, possiamo avvertire. Sorprese che per molti, poco attenti all’evoluzione, potrebbero essere assai poco piacevoli. Credo che basti avere ancora un po’ di pazienza …
    Bruciare il primo battello a vapore di Fulton non ha giovato granchè ai rematori, oggi, a parte pochi sportivi, sono in pochi a guadagnare spingendo una barca a remate.

  7. Renzo 25 settembre 2012 at 15:21 #

    Come sempre un’utile riflessione che se fosse ricordata nel momento del media planning farebbe dirottare pesantemente i budget…

  8. Roberto 2 ottobre 2012 at 13:13 #

    Bravo, concordo in pieno – vengo dal mondo della AD classica e quindi, in un momento di crisi e di aggiornamento di mercato alle nuove metodologie, mi fa piacere che qualcuno trovi il coraggio di aprire gli occhi a chi deve decidere i piani di investimento.

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  1. Pubblicità su carta stampata: facciamo 2 conti! « Ermes Advice - 18 febbraio 2011

    […] a mezzo Facebook (qui), ci sono imbattuto in un’interessante analisi di Andrea Cappello (Link). L’analisi verte sul valore che può avere una pubblicità fatta attraverso Internet […]

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