Web 2.0: la vecchia pubblicità non ci serve più

16 Dic

Dice bene Roberto: In un mondo 2.0 a che cosa serve la pubblicità? Da molto tempo in alcuni (pochi) ambienti si comincia a discutere di marketing utile e pubblicità che serva anche allo sviluppo dell’intero contesto sociale piuttosto che del portafoglio di pochi.

Una pubblicità che serve, appunto. Che permetta alle persone di crearsi opinioni e non “modellare” le menti con messaggi impositivi, spesso di dubbia utilità, e che basano il loro “effetto” sull’incapacità del ricevitore di avere modelli adeguati di elaborazione dei messaggi.
Web 2.0 è il nuovo mondo in cui imporre messaggi non serve a nulla se non a scavarsi la fossa.

Gli utenti hanno possibilità di dialogare tra loro e con esperti prima inaccessibili. Le aziende che forzano pubblicità con modelli “old” spesso portano a casa migliaia di impression ma poca fidelizzazione sulla marca e, a lungo andare, anche sempre meno nuovi clienti. Al contrario delle aziende “partecipative” alla comunicazione col cliente, che impegnandosi con loro e per loro ne creare valore aggiunto con servizi e comunicazione interattiva in rete, hanno risultati economici stupefacenti e in costante ascesa nel tempo.

Se prima l’azienda doveva bombardare di messaggi pubblicitari i suoi utenti possibili clienti per farsi conoscere, oggi il tamtam in rete precede ed evolve i contenuti comunicativi creando immagini percepite su prodotti, marchi, persone che vanno al di la di ogni possibile previsione di un marketer, soprattutto di quelli che con la rete fanno ancora fatica a dialogare.

Se questo è lo scenario, risulta più facile interpretare i dati che periodicamente IAB e Nielsen ci comunicano sulla decrescita degli investimenti pubblicitari sui canali tradizionali e la crescita su qeulli digitali. Che più che dalla crisi di mercato sono, secondo me, sostenuti dalla crisi dei modelli di comunicazione e apprendimento che internet sta rimettendo in gioco.

Lentamente (ma neanche tanto) ma indissolubilmente…

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