SGE: Come L’IA Stravolgerà Le Nostre Ricerche Su Google

6 Ott

Un nuovo modo di condurre ricerche online

Sin dal rilascio di ChatGPT nel Novembre 2022, siamo sicuramente rimasti impressionati dalla capacità dei suoi algoritmi generativi nel fornire risposte rapide alle nostre domande, anche se a volte poco precise, e di ricordare ciò che è stato chiesto in precedenza durante una conversazione.

Inevitabilmente le grandi aziende hanno iniziato fin da subito ad investire nello sviluppo di nuovi strumenti per cambiare il modo in cui gli utenti interagiscono con i motori di ricerca, mosse dall’uso improprio che la maggior parte delle persone aveva iniziato a fare delle chatbot, considerate strumenti di conoscenza.

Perplexity fu uno dei primi strumenti capaci di conciliare la praticità di un chatbot con l’affidabilità di un motore di ricerca, poiché in grado di reperire le informazioni dal web, citandole come fonti nelle risposte che fornisce.

Di lì a poco, Microsoft annunciò che avrebbe integrato ChatGPT nei propri prodotti, in primis nel suo motore di ricerca Bing ma anche in applicazioni come Word, Excel, PowerPoint e Teams.

In questo panorama anche Google ha reso pubblico il suo esperimento di integrazione delle capacità degli algoritmi generativi in SERP, che prende il nome di Search Generative Experience (SGE), su cui continuerà a lavorare almeno sino a fine anno.

In questo articolo approfondiremo questa nuova iniziativa del motore di ricerca Google e come stravolgerà il nostro modo di fare ricerche.

Che cos’è la Search Generative Experience e come funziona?

Durante la Google I/O di Maggio venne annunciato Search Labs, un nuovo programma accessibile su richiesta, con cui Google permette alle persone di testare le nuove funzionalità della piattaforma e fornire dei feedback.

Inizialmente era possibile fare richiesta di adesione solamente negli Stati Uniti, ma è da poco stata resa disponibile anche in India e Giappone.

Uno dei primi esperimenti resi pubblici proprio durante la conferenza fu la Search Generative Experience (SGE), un nuovo sistema di ricerca che utilizza strumenti di machine learning per generare risultati di ricerca più accurati e pertinenti alle esigenze degli utenti.

Questa tecnologia è infatti in grado di comprendere il contesto delle query di ricerca degli utenti e di sfruttare le potenzialità dell’IA generativa per fornire una risposta, rielaborando le informazioni raccolte da diverse fonti.

L’output verrà presentato in un riquadro situato ben prima dei risultati organici e degli annunci.

Come si presenta una SERP potenziata dall’IA?

Immaginiamo, ad esempio, di avere un gatto e di voler trovare un modo per farlo avvicinare quando lo chiamiamo per nome.

Di norma, dovremmo guardare i risultati che ci vengono presentati in SERP e decidere quale sito visitare, con il rischio a volte di non trovare subito una risposta completa e soddisfacente, costringendoci a dover ripartire da capo.

Invece, la SGE ci fornirà già una breve risposta al nostro problema, che potremo approfondire visitando uno dei siti consigliati oppure scegliere invece di visitare i siti che si posizionano organicamente al di sotto dello snapshot generato dall’IA.

Ecco un esempio di come verrà presentata una SERP potenziata dall’IA:

Le cose che sicuramente avranno catturato la vostra attenzione sono queste:

  • Lo snapshot generato dall’IA è molto ingombrante, occupa praticamente tutto lo spazio visibile “above-the-fold” su desktop, possiamo solo immaginare che impatto avrà su mobile
  • La risposta fornita dell’IA è diversa dal featured snippet (il testo evidenziato al di sopra del primo risultato organico), poiché appunto rielabora le informazioni da più di una fonte e può utilizzare diverse parti della pagina per fornire una risposta
  • Vengono riportati i link alle diverse fonti da cui l’IA ha attinto le informazioni per generare la risposta, sia all’interno del testo che nei riquadri laterali appositi
  • In fondo, ci dà la possibilità di proseguire la ricerca proponendoci delle domande correlate oppure dandoci la possibilità di scriverne una a piacimento
  • Se decidiamo di avviare la modalità conversazionale, usciremo dalla SERP e ci ritroveremo in una vera e propria chat:

L’obiettivo di Google sarebbe proprio quello di invogliare gli utenti a continuare a esplorare i contenuti presenti sul web per affinare le proprie conoscenze.

Un nobile scopo, che però si dovrà confrontare con la pigrizia: il timore è che le persone si sentiranno già soddisfatte della risposta estremamente sintetica fornita dall’IA e saranno difficilmente invogliate a cliccare su uno dei risultati organici poco più sotto.

Ma l’integrazione dell’IA non si ferma solamente alla fase iniziale di ricerca

Proprio lo scorso mese Google ha infatti rilasciato in Search Labs un altro esperimento chiamato “SGE while browsing”, che ci consente di interagire l’IA direttamente mentre stiamo visitando una pagina web: potremo ad esempio chiederle di sintetizzarne il contenuto oppure di cercare altre informazioni sul tema.

Alcune riflessioni sul funzionamento della SGE

1) La SGE è molto promettente in quanto lavora su dati in tempo reale

È in grado di fornire informazioni precise che vengono reperite da diverse fonti in tempo reale, anche su avvenimenti dell’ultimo minuto.

Non si limita a prendere in considerazione solamente i contenuti testuali di una pagina, bensì anche le informazioni contenute nei feed dei prodotti, nei video pubblicati su YouTube o in altre piattaforme.

Da notare che non è detto che tali fonti siano sempre i siti che si posizionano organicamente al di sotto dello snapshot generato dall’IA.

2) Lo snapshot della SGE non viene sempre generato automaticamente

In alcuni casi Google lascia che sia l’utente a decidere se vuole vedere un riassunto generato dall’IA, in altri vi è la completa assenza di tale opzione.

Si ipotizza che questo possa dipendere dalla fiducia di Google nella risposta, ma ancora non si riesce a identificare un “pattern” evidente.

La cosa strana è che i risultati della SGE in alcuni casi sembrano addirittura andare in contrapposizione con i canoni che da sempre stanno alla base di Google Search.

In particolare, sembra non farsi scrupoli nel generare automaticamente delle risposte anche alle query più “sensibili” o attinenti alla sfera YMYL (acronimo di “Your Money Your Life”, che racchiude vari ambiti come quello medico, finanziario, ecc.), per le quali ci si aspetterebbe che Google lasciasse decidere agli utenti se ottenere un risultato generato dall’IA o meno, ben sapendo che l’IA tende a fare delle allucinazioni e mostrare a volte delle informazioni errate.

3) Risponde rapidamente a domande complicate o che necessitano di più punti di vista

Queste risposte di norma richiederebbero all’utente diverso tempo per leggere tanti articoli sul tema prima di trarne delle conclusioni.

È evidente che noteremo dei cambiamenti nel comportamento di ricerca delle persone, che saranno libere di sperimentare la modalità conversazionale ponendo tantissime domande per approfondire ulteriormente le varie tematiche correlate e confrontare diverse opinioni su un argomento

4) Il comportamento di acquisto subirà dei mutamenti

Basti pensare che quando le persone cercano un determinato prodotto, la SGE può fornire:

  • L’elenco dei negozi nelle vicinanze che hanno disponibile tale prodotto in inventario, rimandando verso le rispettive pagine del sito web
  • Una lista di prodotti correlati che l’IA consiglia di prendere in considerazione durante la fase di acquisto.

Come cambierà il nostro approccio di consulenza?

Considerando il modo in cui Google vuole integrare l’IA nel processo di ricerca, ci troveremo ben presto di fronte a delle SERP estremamente dinamiche, ancor più volatili di quelle di oggi e di conseguenza anche più difficili da interpretare.

Sicuramente un approccio multicanale sarà sempre più cruciale per assicurarsi di rientrare tra le fonti citate nella risposta fornita dall’IA: la buona e cattiva notizia è che i siti citati tra le fonti possono essere diversi da quelli posizionati organicamente in 1^ pagina.

In uno scenario di questo tipo, dal punto di vista SEO, riteniamo che sarà ancor più fondamentale lavorare bene sui contenuti.

Dovremo:

  • Assicurarci di fornire informazioni utili e precise in diversi formati: non solo testi, ma anche dati strutturati, video, infografiche, ecc
  • Perseguire una strategia basata sullo sviluppo della topical authority, creando dei contenuti per toccare ogni aspetto di un argomento
  • Iniziare a dare più considerazione alle query di coda lunga, che molto probabilmente inizieranno ad essere utilizzate maggiormente una volta rilasciata la modalità conversazionale

Anche il mondo dell’Advertising verrà sicuramente toccato: uno dei tanti quesiti che si stanno ponendo gli esperti del settore è se Google deciderà di collocare gli annunci all’interno dello snapshot IA della SGE o meno (attualmente sono stati disabilitati) e quanta visibilità verrà concessa.

Come il CEO stesso di Google ha affermato, gli annunci continueranno a ricoprire un ruolo importante in questa nuova esperienza di ricerca che stanno sviluppando, in quanto permettono alle persone di scoprire nuovi prodotti e aziende.

È altresì poi probabile che per alcuni settori potremo notare una sensibile variazione dei costi pubblicitari, in base a quanto verranno effettivamente stravolte le SERP.

Quali sono le implicazioni della SGE nei vari settori?

Un recente studio sulla SGE ha già evidenziato quanto verranno impattate le ricerche degli utenti a seconda dell’intento e del settore: basandosi su un dataset di migliaia di query di ricerca, la SGE si è attivata per l’81% delle ricerche, per il 67% delle volte in modo automatico.

Uno degli aspetti più interessanti emersi è che pare che venga sempre fornito un risultato generato tramite IA per tutte le query che contengono un riferimento al prezzo o ad una località.

Oltre a questo, è stato confermato che non vi è ancora un limite sulle query legate al campo medico o finanziario.

Google sta continuando a sperimentare nuove funzionalità di settimana in settimana, dunque probabilmente è ancora presto per trarre conclusioni. È comunque abbastanza chiaro che assisteremo ad una vera e propria rivoluzione del modo di condurre le ricerche.

L’unico modo per prepararci a ciò che sta arrivando è di fare continuamente dei test e affidarci ai dati concreti degli ultimi studi, per identificare con largo anticipo dei pattern comuni ed elaborare un approccio vincente.

Non ci resta che pazientare e lasciarci sorprendere dalle infinite potenzialità dell’IA che andrà a stravolgere i nostri processi di ricerca delle informazioni e di apprendimento e che cambierà il lavoro dei SEO!


Studio Cappello Adaptive AI


Condividi: