Il Web Design che non serve: ascoltando Philippe Starck

13 Mar

Philippe Starck è una delle persone che più mi ha colpito e illuminato. Ha spiegato il design così come deve essere e come non dovrebbe essere. Ho ripescato un suo vecchia intervista e mi stupisco quanto possa essere vera anche per il web. Seguirlo (come pochi altri come lui) per me sta diventando un carma anche nel mio lavoro, anche se spesso faccio compromessi (troppi) con me stesso. Ma forse sono io che non sopporto più troppo il mondo dell’advertising con cui purtroppo convivo…

Qui riporto il primo pezzo del discorso, utile ai miei fini pragmatici di costante condanna “a chi fa le cose senza sapere perchè le fa”. Nella pagina di Wired trovate il completo delirio/poesia del mio eroe in risposta alla domanda “perchè il design” (del 2010).

Ci sono diversi generi di design.

Quello che possiamo definire il design cinico, ovvero il design inventato da Raymond Loewy negli anni cinquanta, quando disse, il brutto non vende, le laid se vend mal, cosa terribile.

Significa che il design dev’essere un’arma di marketing per i produttori, per rendere attraente il prodotto e vendere di più: è una schifezza, è obsoleto, ridicolo. Questo è quello che chiamo design cinico.

Poi c’è il design narcisistico: designer fantastici che disegnano solo per altri designer fantastici.

Poi ci sono quelli come me, che cercano di meritare di esistere, che si vergognano molto di fare questo lavoro inutile e provano a farlo in modo diverso, e provano, io provo a non fare un oggetto per l’oggetto in sé ma per il risultato, per il beneficio che ne risulta per l’essere umano, per la persona che lo userà.

Se prendiamo lo spazzolino, non penso allo spazzolino. Penso: “Quale sarà l’effetto dello spazzolino in bocca?” E per capire quale sarà l’effetto dello spazzolino in bocca, devo immaginarmi: di chi è questa bocca? Qual è la vita del proprietario di questa bocca? In che società vive questo tizio? Quale civiltà ha creato questa società? (…)

Ai nostri figli possiamo dire. Ok, fatto, questa è stata la nostra storia. È passata. Ora avete un dovere: inventare una storia nuova. Inventare una nuova poesia. L’unica regola è che non dobbiamo avere idee sulla prossima storia. Vi diamo carta bianca. Inventate. Vi diamo i migliori strumenti, i migliori strumenti e ora, al lavoro. Per questo continuo a lavorare, anche se per uno spazzolone del water.

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One Response to “Il Web Design che non serve: ascoltando Philippe Starck”

  1. Gianfranco 29 marzo 2012 at 10:03 #

    Mi trovo d'accordo sul pensiero espresso da Stark e purtroppo anche con i troppi compromessi che si fanno (e che spesso si devono fare).

    Unirei a queste osservazioni il pensiero di John Maeda sul design e quindi anche sul web Design, espresse in "le leggi della semplicità".

    Riuscire ad unire queste modalità di pensiero sarebbe veramente una cosa grande.

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