Relazioni Online = Advertising???

14 Set

Leggo un post di IAB sulle opinioni online e mi sorge l'ennesima riflessione che vado esporre.

Per chi si è occupato da tempo di Advertising il ritrovarsi a gestire le comunicazione online non è cosa semplice, soprattutto quando si tratta di Social Networks. Fuori dal web "comunicare" per le aziende significa infatti quasi esclusivamente fare pubblicità. E di fatto le agenzie che seguono le aziende nelle attività di comunicazione sono per lo più aziende che hanno in mente modelli di comunicazione monodirezionale tipici dell'advertising tradizionale.

Ci si ritrova così a leggere interessanti relazioni di chi intende monitorare e capire il "fenomeno web" con continui riferimenti e utilizzi del "linguaggio tradizionale" della pubblicità, usato spesso fuori luogo e associato a significanti che poco hanno a che fare con internet, soprattutto quando si parla di relazioni tra gli utenti.

Ad esempio. pescando dal citato post:

Secondo quanto riportato dall'ultima indagine semestrale Nielsen condotta su oltre 25.000 consumatori di 50 Paesi del mondo, a livello globale i consigli personali e le opinioni pubblicate online dai consumatori rappresentano le forme di advertising ritenute più affidabili.

Consigli personali e opinioni sono forme di advertising (qui definizione)???

Verrebbe da sorridere perchè per tutti noi la risposta è ovvia. Ma a pensarci bene non è proprio così. Purtroppo i marketer più perfidi e le agenzie di marketing con meno scrupoli non esitano a creare falsi passaparola per modificare le opinioni delle persone su marchi e brand, cercando leader d'opinione nei gruppi (fino ad arrivare ai capoclasse, come fanno molti marchi di moda) o persone disponibili da assoldare (o virtualizzare) per far fare loro pubblicità senza che gli amici o i conoscenti se ne accorgano.

Uno scenario triste che qualcuno ha deciso di riproporre in internet assoldando bande di professionisti (o aspiranti tali) con il compito di intasare la rete di opinioni e consigli falsi in modo da modificare le opinioni dei consumatori che credono invece nella buonafede dei commenti in rete.

Non c'è da meravigliarsi quindi che gli utenti più sprovveduti siano quelli che più siano "aggirabili" con tali metodologie di comunicazione e, a questo punto si può anche dire, advertising. Utenti poco informati, con pochi strumenti critici con cui valutare il mondo, che non leggono e utilizzano poche fonti per crearsi opinioni del mondo. Come lo sono gli italiani, che infatti son la popolazione più influenzabile (dopo i i vietnamiti) con il tamtam online. D'altronde se non fossimo un popolo di disinformati e televisivi non credo che consciamente daremo i voti a mafiosi o aspiranti tali per farci governare nel disastro generale, addirittura con il sorriso sulle labbra…

Comunque, ritornando alla suddetta ricerca (ma capita anche per ricerche analoghe) mi viene ancora più da sorridere quando i dati esposti vengono esposti come se si trattasse di un fenomeno nuovo, quello del passaparola che viene preferito allo spot dalle persone, come se non fosse normale fidarsi di un consiglio di un amico o di una persona che crediamo non abbia nessun interesse nel darci una sua opinione se non il piacere stesso del farlo.

Come se i Social Networks non fossero un naturale proseguimento della nostra attività di relazione che da quando credo esiste la ragione l'uomo fa, e che grazie ad internet e al Web 2.0 ha trovato un partner stratosferico, visto che ora può:

  • essere estesa a dismisura nello spazio e nel tempo
  • non essere soppressa da emittenti più potenti che monopolizzano i contenuti (ogni riferimento al paese Italia è puramente casuale)
  • avere memoria storica
  • essere accessibile e raggiungibile ai più
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