Per gli spammer: le quattro regole di Seth Godin

25 Mag

Ultimamente mi ritrovo a parlare di spammer (ultimi post) e di rispondere in varie occasioni sull’efficacia delle campagne di email marketing su DB acquistati anche da aziende note, o creati da software che rubano indirizzi email in giro per la rete. Come sapete, se c’è qualcosa che mi piace nelle relazioni tramite il web, è che queste devono avvenire tramite il “permesso” degli utenti.

Quattro regole definite da Godin chiariscono bene i confini del permission marketing:

  1. Il permesso non è trasferibile
    Vendere i dati dei propri clienti equivale a passare il numero di telefono della propria innamorata a un amico: ammesso che non si offenda, un eventuale incontro non è la stessa cosa.
  2. Il permesso è egoista
    Il cliente che ti dà il permesso di comunicare con lui lo fa perché desidera trarne un vantaggio: un omaggio, informazioni esclusive, l’appartenenza a un’élite, prezzi più vantaggiosi, un’offerta qualsiasi ma appropriata.
  3. Il permission marketing è un processo, non un evento
    La campagna pubblicitaria azzeccata può riempire i negozi e salvare gli obiettivi annuali. Le attività di permission marketing per essere efficaci sono costanti, continuative, persistenti.
  4. Il permesso può essere revocato in qualsiasi momento
    Il cliente è egoista e tiranno. Può cambiare idea in qualsiasi momento sulla tua azienda, il tuo prodotto, il tuo servizio. Averlo conquistato una volta ti fa partire in vantaggio rispetto ai concorrenti, ma devi riconquistarlo ogni volta. Ogni volta. Ogni volta. Ogni volta.

Il permission marketing è un lungo fidanzamento da rivitalizzare ogni giorno. I vantaggi? Possono essere esponenziali, perché in tutte le attività economiche circa l’80% del fatturato viene dal 20% dei clienti.

…ma perchè allora è così difficile ricordarsene?

email