Pubblicità che funziona: principi e fondamenta inderogabili

Sei proprio sicuro di voler fare pubblicità per far decollare il tuo business?

12 mar

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 “La pubblicità ci spinge a cambiare macchine e vestiti, a fare lavori che odiamo per comprare merda di cui non abbiamo bisogno” 
Tyler Durden, Fight Club

Quando tre anni fa ci siamo messi a tavolino per avviare la nostra azienda, volevamo fare qualcosa che non fosse semplicemente un altro punto di smistamento di pubblicità. Intendevamo investire il nostro tempo per creare un servizio che la gente volesse usare perché funziona, un servizio che consentisse di risparmiare soldi e che in qualche modo rendesse la vita della gente un po’ migliore. Se fossimo riusciti a fornire tutti quei servizi, sapevamo di poter far pagare le persone. Sapevamo che potevamo fare quello che la maggior parte delle persone cerca di fare ogni giorno: evitare la pubblicità. (…)

La pubblicità non è solo un’interruzione dell’estetica, è un insulto alla vostra intelligenza e un’interruzione dei vostri pensieri. In ogni azienda che vende pubblicità, una porzione significativa del team ingegneristico trascorre la giornata perfezionando i sistemi di estrazione dati, scrivendo codici più accurati per raccogliere i vostri dati personali, aggiornando i server che contengono tutti i dati e verificando che tutto sia registrato, riunito, suddiviso, confezionato e spedito… Il risultato? Un banner pubblicitario leggermente diverso, più mirato, nei vostri browser o sugli schermi dei vostri cellulari.

Ricordate: quando si parla di pubblicità, il prodotto siete voi, gli utenti.

Team Whatsapp

Geni? No. Coscienti.. Quando mandai a qual paese il mondo della pubblicità tradizionale e feci la scelta di concentrarmi sul search marketing avevo in testa gli stessi concetti. Cercavo un modo di comunicare con le persone diverso, nuovo, meno invasivo, piu utile, meno orientato a fottere gli utenti e contestualmente migliorare realmente la vita delle persone (ne ho accennato anche nel mio primo post nel mio blog nel 2005). E cercavo in modo più ampio un nuovo modo di vivere la vita lontano dalle follie in cui l’advertising galleggiava (e vive tuttora). Poi arrivò la luce…

Conobbi Seath Godin con il suo Permission Marketing, ma prima ancora mi illuminò il libro di Elena Antognazza “Web Marketing Per PMI”, dove si parlava di below the web, community, relazioni online.

Poi arrivarono i rivoluzionari motori di ricerca e soprattutto il fenomeno Google e la sua pubblicità contestualizzata sugli interessi degli utenti.

La chimera del marketing era realtà.

Da allora ho sempre cercato di aiutare le aziende a fare un’advertising costruttivo, realmente utile e innovativo, che non rompesse le palle alle persone. E mi sono concentrato sulla filiera di strumenti che si potevano utilizzare per realizzare questo sogno (comunicazione online, seo, sem, value proposition, siti che funzionano, email,…). Da li nacque Studio Cappello che solo in apparenza vende quello che altre SEM o SEO Agency erogano.

Noi abbiamo metabolizzato le criticità dell’advertising tradizionale; abbiamo capito l’importanza nel creare valore e abbiamo intuito gia da tempo che fare la pubblicità invasiva è roba da dilettanti. Nel tempo abbiamo fatto fuori fornitori di svariato tipo e consulenti cialtroni che confondevano gli utenti coi prodotti.

Non replichiamo i modelli di comunicazione della pubblicità tradizionale. Non progettiamo campagne orientate a violentare le persone con poco o assenza di significato. Ricerchiamo maniacalmente la Value Proposition in tutto.

E dove abbiamo avuto spazio per lavorare con questi principi, abbiamo ottenuto risultati eccezionali, non solo in termini di rientro economico o successo delle campagne di comunicazione, ma anche di riposizionamento mentale dei pochi ma fortunati (per me) manager che mi han seguito in questo “modus ragionandi”.

Oggi siamo ancora agli albori di questo cambiamento rivoluzionario. Ma noi siamo li.

 

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