Web Marketing e Imprenditori Nostrani: Storia Di Un Clamoroso Successo

13 mar

web marketing imprenditore

Sarà perchè a furia di tablet e smartphone il browser prima o poi lo usi, sarà perchè i figli ti parlano ogni giorno di Facebook e Twitter, sarà perchè si è alla canna del gas come strategie di sviluppo (e il suicidio non è una buona alternativa), finalmente sembra, pare, si crede, forse, che la PMI italiana cominci a credere veramente che con internet qualcosa può cambiare anche per la loro storia spesso in declino.

In tale frangente, le scelte adottatate dalla maggior parte degli imprenditori per sbarcare su internet sono da elogio.

Per molti il primo passo è affidare la super strategia di conquista di nuovi clienti e nuovi mercati al cugino smanettone che con una bella pacca sulla spalla e una mancetta extra per Natale ti realizza il suo primo sito web (per lui e per te). “Che bellezza. Non ho speso nulla ma ora anch’io sono sul web. Concorrenti agguerriti: thiè (gesto dell’ombrello compreso)! Ora siamo al passo!”.

E consegna il budget della promozione al solito agente SEAT, ignaro del fatto che SEAT ha consegnando i libri in tribunale grazie adabili manager e grazie ai suoi “successi” dei servizi online da quando è finito il suo monopolio della carta  (da anni oramai, per mancato utilizzo degli utenti, ma l’imprenditore era troppo preso su cose più serie per accorgersene ) ed è risuscita in un colpo solo a far penalizzare da Google centinaia di siti web per tecniche di lavoro sballate, facendo spendere soldi per campagne a impressioni o click a conversioni negative dove cioè gli utenti scappano da quell’azienda “con quel sito cosi schifoso, instabile, approssimativo… se il sito è cosi precario lo sarà anche l’azienda, ma per fortuna a portata di click ce n’è sicuramente un’altra molto più rassicurante…”, “eh ma intanto ti ha visto in qualche modo da qualche parte per qualche motivo e quando ti ha visto ti ha visto e il grosso della pubblicità è fatto!” continua però a ripetere l’agente speranzoso di non perder l’ennesimo cliente che ha messo la testa su quel che sta spendendo.

Ma un giorno qualcosa desta l’imprenditore… I soldi spesi con la promozione hanno reso meno di quelli destinati ai consumabili per i bagni. I conti non tornano…

Verifichiamo anche il sito e, clamoroso, ci si accorge che il form per inviare l’email di contatto non funziona, che l’ultima news risale a 6 anni fa, che la foto dell’azienda è quella del capannone abbattuto per abuso edilizio, e dopo la scomparsa dell’euforia iniziale per essere sbarcati sul www a impatto zero (zero strategia, zero impegno, zero intelligenza, zero QI, zero rientri… “ma, cari ragazzi, sono stato bravo perchè era anche zero costi!”), l’imprenditore ha uno scatto d’orgoglio e decide che le cose vanno fatte seriamente.

Si verificano anche le statistiche del sito che daranno minuziosi particolari sulla resa delle campagne e sul comportamento degli utenti, e che permetteranno di calibrare meglio gli investimenti e capire come correggere il tiro nella strategia. Il contaclick gratuito istallato sulla home page del sito ci segnala ben 345645 accessi dall’apertura del sito. “Che dato incredibile! Ora lo passo ai miei marketer (gli agenti) e ai miei strategist (il nipote e l’agente seat) e chiederò loro spiegazioni!”

Nel frattempo ha sentito dal postino, e confermato dal commercialista/guru, che i suoi concorrenti con internet hanno aperto nuovi mercati stranieri e aumento la produzione grazie al web, e allora si pone una domanda: “…ma la strategia a impatto zero forse aveva delle lacune? Mmm (sta riflettendo da illuminato) forse la Lacoste che quel bravo ragazzo di colore mi ha venduto a 9euro non è originale? Forse che le foto che mi stampo da solo sbiadiscono dopo 4 giorni a causa del toner compatibile sottocosto? Forse che quel fondo al rendimento 35% è una bufala?”.

I dubbi si fanno forti e persistenti e lo costringono a svegliarsi. “Adesso faccio le cose seriamente…” E con fare deciso e impavido licenzia il nipote smanettone “che è meglio che vada a giocare coi suoi amici perchè qui le cose si fan serie” e punta secco sui migliori professionisti del settore.

Obiettivo: frenare il crollo degli ordini, salvaguardare il posto di lavoro dei suoi 80 dipendenti, aggredire nuovi target.

L’investimento sarà importante in relazione agli obbiettivi.

Mettendo in gara i fornitori emergono indubbi punti di forza degli stessi su cui sferrare l’attacco ai mercati.

A primeggiare Aruba (che anche sul web marketing se la gioca) cui viene dirottato il budget della mancetta del nipote e, incredibile ma vero, anche il budget dei Bauli: “Non mi fermo qui ragazzi (rivolto ai dipendenti fiduciosi del nuovo corso), adesso è il momento di fare i seri, quest’anno niente panettoni a Natale, facciamo uno sforzo tutti”. E si comincia a sognare alla grande, come solo Briatore sa fare, le flotte di nuovi ordini che stanno per arrivare (“ma saprò starci dietro con la produzione? mah, mi toccherà chiedere un nuovo mutuo in banca…”).

Ma manca ancora qualcosa, il sito va rifatto seriamente!

Per il sito web si punta a testa bassa su lamiaimpresaonline che è capeggiata da colossi quali Poste, Register, Google e Seat (che però non hanno una case history uno da presentare tra i loro clienti e si rifugiano su un cliente di StudioCappello, bah…). Anzi no, “faccio uno sforzo e sento il mio tipografo abile nella grafica se con qualche migliaio di euro è in grado di darmi il CMS con catalogo ed ecommerce che cosi sbarco anche nelle vendite online”. Il tipografo è disponibile e in omaggio gli mette anche 500 biglietti da visita e 500 calendari. Altri tipografi più onesti gli dicono che è meglio che vada da “chi sa fare ste robe”, e l’imprenditore con coraggio e rassegnazione è costretto a non cambiare i cerchioni della sua Audi per dirottare il budget sulla web agency giovane rampante aggressiva che con poche migliaia di euro farà quello che le agenzie blasonate chiedono con uno o due zeri in più (gia, la Lacoste falsa ritorna sempre ma è duro non crederci…). “E i cerchioni li cambio lo stesso, cribbio!”

Per la parte di contenuti e social media il ballottaggio è per la nuova stagista interna che la sa lunga (si è trovata il moroso sulle chat online) o la stagista dell’agenzia social che ci ha confermato che in due giorni con 99euro ci porterà 10mila follower che si scateneranno poi sugli acquisti e che fidelizzeranno con arguti e indispensabili post quotidiani.

Per il posizionamento del sito l’investimento sarà devastante: anche 3mila euro su un servizio venduto col POS da un roboante agente che ha come obbiettivo rigenerare il parco clienti ogni anno perchè anche se quelli  dell’anno prima sono scappati, la sua agenzia si è collocata in borsa e quindi vale (come lo shampoo)!; e ci mette anche un clamoroso  e innovativo budget su AdWords che “quasi quasi me lo gestisco da solo perchè tanto è una cazzata”.

“Cosa altro mi serve? Outlook ce l’ho, la connessione internet anche, la segretaria che traduce con google traslatore per i mercati stranieri c’è, il nuovo telefono d 5megapixel per rifare le foto dei prodotti pure… Basta, ho tutto! Si Vola!”

Calcoli alla mano “con 5/10000 euro di budget, che cercherò di forzare nel bilancio come spesa straordinaria e cercherò di dilazionare coi fornitori, ho preparato l’attacco che cambierà la vita della mia azienda. Fanculo concorrenti! Fanculo mercati! Ora si cambia tutto!”.

E cosi, dopo aver prenotato le vacanza da sogno al famoso resort di Briatore (8mila euro), speso i 50mila euro per la solita pubblicità sui giornali che va fatta perchè quella” la facciamo da quando abbiamo aperto e non si può non fare”, deciso di puntare ancora sulla fiera di Parigi con 100mila di budget tra spese varie “che anche se l’anno scorso non ci ha fatto guadagnare na mazza però li trovo tutti gli altri e non posso non esserci”, il nostro imprenditore si avvia trionfalmente in internet.

E per festeggiare i suoi futuri successi si concede un regalo anticipato: la  caparra per la nuova Z5 che vuole avere in tempo per il compleanno, ma che probabilmente gli servirà anche per scappare dai fornitori quando la sua strategia di web marketing avrà fatto il suo sporco lavoro: far capire all’imprenditore nostrano che no, Re Mida no! Non esiste!

PS Il racconto e le citazioni sono di fantasia e si basano su mie impressioni e giudizi personali che sicuramente qualche astuto e intelligente responsabile dei fornitori citati (ma solo a titolo esemplificativo perche la lista sarebbe molto lunga, mooolto lunga…) saprà smentire.

 

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