Web Marketing e Imprenditori Nostrani: Storia Di Un Clamoroso Successo

di

web marketing imprenditore

Sarà perchè a furia di tablet e smartphone il browser prima o poi lo usi, sarà perchè i figli ti parlano ogni giorno di Facebook e Twitter, sarà perchè si è alla canna del gas come strategie di sviluppo (e il suicidio non è una buona alternativa), finalmente sembra, pare, si crede, forse, che la PMI italiana cominci a credere veramente che con internet qualcosa può cambiare anche per la loro storia spesso in declino.

In tale frangente, le scelte adottatate dalla maggior parte degli imprenditori per sbarcare su internet sono da elogio.

Per molti il primo passo è affidare la super strategia di conquista di nuovi clienti e nuovi mercati al cugino smanettone che con una bella pacca sulla spalla e una mancetta extra per Natale ti realizza il suo primo sito web (per lui e per te). “Che bellezza. Non ho speso nulla ma ora anch’io sono sul web. Concorrenti agguerriti: thiè (gesto dell’ombrello compreso)! Ora siamo al passo!”.

E consegna il budget della promozione al solito agente SEAT, ignaro del fatto che SEAT ha consegnando i libri in tribunale grazie adabili manager e grazie ai suoi “successi” dei servizi online da quando è finito il suo monopolio della carta  (da anni oramai, per mancato utilizzo degli utenti, ma l’imprenditore era troppo preso su cose più serie per accorgersene ) ed è risuscita in un colpo solo a far penalizzare da Google centinaia di siti web per tecniche di lavoro sballate, facendo spendere soldi per campagne a impressioni o click a conversioni negative dove cioè gli utenti scappano da quell’azienda “con quel sito cosi schifoso, instabile, approssimativo… se il sito è cosi precario lo sarà anche l’azienda, ma per fortuna a portata di click ce n’è sicuramente un’altra molto più rassicurante…”, “eh ma intanto ti ha visto in qualche modo da qualche parte per qualche motivo e quando ti ha visto ti ha visto e il grosso della pubblicità è fatto!” continua però a ripetere l’agente speranzoso di non perder l’ennesimo cliente che ha messo la testa su quel che sta spendendo.

Ma un giorno qualcosa desta l’imprenditore… I soldi spesi con la promozione hanno reso meno di quelli destinati ai consumabili per i bagni. I conti non tornano…

Verifichiamo anche il sito e, clamoroso, ci si accorge che il form per inviare l’email di contatto non funziona, che l’ultima news risale a 6 anni fa, che la foto dell’azienda è quella del capannone abbattuto per abuso edilizio, e dopo la scomparsa dell’euforia iniziale per essere sbarcati sul www a impatto zero (zero strategia, zero impegno, zero intelligenza, zero QI, zero rientri… “ma, cari ragazzi, sono stato bravo perchè era anche zero costi!”), l’imprenditore ha uno scatto d’orgoglio e decide che le cose vanno fatte seriamente.

Si verificano anche le statistiche del sito che daranno minuziosi particolari sulla resa delle campagne e sul comportamento degli utenti, e che permetteranno di calibrare meglio gli investimenti e capire come correggere il tiro nella strategia. Il contaclick gratuito istallato sulla home page del sito ci segnala ben 345645 accessi dall’apertura del sito. “Che dato incredibile! Ora lo passo ai miei marketer (gli agenti) e ai miei strategist (il nipote e l’agente seat) e chiederò loro spiegazioni!”

Nel frattempo ha sentito dal postino, e confermato dal commercialista/guru, che i suoi concorrenti con internet hanno aperto nuovi mercati stranieri e aumento la produzione grazie al web, e allora si pone una domanda: “…ma la strategia a impatto zero forse aveva delle lacune? Mmm (sta riflettendo da illuminato) forse la Lacoste che quel bravo ragazzo di colore mi ha venduto a 9euro non è originale? Forse che le foto che mi stampo da solo sbiadiscono dopo 4 giorni a causa del toner compatibile sottocosto? Forse che quel fondo al rendimento 35% è una bufala?”.

I dubbi si fanno forti e persistenti e lo costringono a svegliarsi. “Adesso faccio le cose seriamente…” E con fare deciso e impavido licenzia il nipote smanettone “che è meglio che vada a giocare coi suoi amici perchè qui le cose si fan serie” e punta secco sui migliori professionisti del settore.

Obiettivo: frenare il crollo degli ordini, salvaguardare il posto di lavoro dei suoi 80 dipendenti, aggredire nuovi target.

L’investimento sarà importante in relazione agli obbiettivi.

Mettendo in gara i fornitori emergono indubbi punti di forza degli stessi su cui sferrare l’attacco ai mercati.

A primeggiare Aruba (che anche sul web marketing se la gioca) cui viene dirottato il budget della mancetta del nipote e, incredibile ma vero, anche il budget dei Bauli: “Non mi fermo qui ragazzi (rivolto ai dipendenti fiduciosi del nuovo corso), adesso è il momento di fare i seri, quest’anno niente panettoni a Natale, facciamo uno sforzo tutti”. E si comincia a sognare alla grande, come solo Briatore sa fare, le flotte di nuovi ordini che stanno per arrivare (“ma saprò starci dietro con la produzione? mah, mi toccherà chiedere un nuovo mutuo in banca…”).

Ma manca ancora qualcosa, il sito va rifatto seriamente!

Per il sito web si punta a testa bassa su lamiaimpresaonline che è capeggiata da colossi quali Poste, Register, Google e Seat (che però non hanno una case history uno da presentare tra i loro clienti e si rifugiano su un cliente di StudioCappello, bah…). Anzi no, “faccio uno sforzo e sento il mio tipografo abile nella grafica se con qualche migliaio di euro è in grado di darmi il CMS con catalogo ed ecommerce che cosi sbarco anche nelle vendite online”. Il tipografo è disponibile e in omaggio gli mette anche 500 biglietti da visita e 500 calendari. Altri tipografi più onesti gli dicono che è meglio che vada da “chi sa fare ste robe”, e l’imprenditore con coraggio e rassegnazione è costretto a non cambiare i cerchioni della sua Audi per dirottare il budget sulla web agency giovane rampante aggressiva che con poche migliaia di euro farà quello che le agenzie blasonate chiedono con uno o due zeri in più (gia, la Lacoste falsa ritorna sempre ma è duro non crederci…). “E i cerchioni li cambio lo stesso, cribbio!”

Per la parte di contenuti e social media il ballottaggio è per la nuova stagista interna che la sa lunga (si è trovata il moroso sulle chat online) o la stagista dell’agenzia social che ci ha confermato che in due giorni con 99euro ci porterà 10mila follower che si scateneranno poi sugli acquisti e che fidelizzeranno con arguti e indispensabili post quotidiani.

Per il posizionamento del sito l’investimento sarà devastante: anche 3mila euro su un servizio venduto col POS da un roboante agente che ha come obbiettivo rigenerare il parco clienti ogni anno perchè anche se quelli  dell’anno prima sono scappati, la sua agenzia si è collocata in borsa e quindi vale (come lo shampoo)!; e ci mette anche un clamoroso  e innovativo budget su AdWords che “quasi quasi me lo gestisco da solo perchè tanto è una cazzata”.

“Cosa altro mi serve? Outlook ce l’ho, la connessione internet anche, la segretaria che traduce con google traslatore per i mercati stranieri c’è, il nuovo telefono d 5megapixel per rifare le foto dei prodotti pure… Basta, ho tutto! Si Vola!”

Calcoli alla mano “con 5/10000 euro di budget, che cercherò di forzare nel bilancio come spesa straordinaria e cercherò di dilazionare coi fornitori, ho preparato l’attacco che cambierà la vita della mia azienda. Fanculo concorrenti! Fanculo mercati! Ora si cambia tutto!”.

E cosi, dopo aver prenotato le vacanza da sogno al famoso resort di Briatore (8mila euro), speso i 50mila euro per la solita pubblicità sui giornali che va fatta perchè quella” la facciamo da quando abbiamo aperto e non si può non fare”, deciso di puntare ancora sulla fiera di Parigi con 100mila di budget tra spese varie “che anche se l’anno scorso non ci ha fatto guadagnare na mazza però li trovo tutti gli altri e non posso non esserci”, il nostro imprenditore si avvia trionfalmente in internet.

E per festeggiare i suoi futuri successi si concede un regalo anticipato: la  caparra per la nuova Z5 che vuole avere in tempo per il compleanno, ma che probabilmente gli servirà anche per scappare dai fornitori quando la sua strategia di web marketing avrà fatto il suo sporco lavoro: far capire all’imprenditore nostrano che no, Re Mida no! Non esiste!

PS Il racconto e le citazioni sono di fantasia e si basano su mie impressioni e giudizi personali che sicuramente qualche astuto e intelligente responsabile dei fornitori citati (ma solo a titolo esemplificativo perche la lista sarebbe molto lunga, mooolto lunga…) saprà smentire.

 

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13 marzo 2013 | Web Marketing | commenti

16 risposte to “Web Marketing e Imprenditori Nostrani: Storia Di Un Clamoroso Successo”

  1. 1 Trolis 13 marzo 2013 @ 14:22

    FANTASTICO!

  2. 2 Angelo Geminiani 13 marzo 2013 @ 16:14

    Sei stato geniale. Hai detto quello che accade nel 99% delle aziende italiane, ma che nessuno osa dire.
    La cosa è piuttosto triste, perchè questa storia non ha mai un lieto fine ed in genere l’imprenditore finisce per pagare molto cari questi errori.

  3. 3 Fabio Troietto 13 marzo 2013 @ 17:13

    Avrei da raccontare un aneddoto molto “triste”…Gestisco un portale dedicato alle piante dove vengono anche indicati i vivai dove reperirle. Verso ottobre dell’anno scorso mi chiama un vivaista che voleva avere ulteriori informazioni per inserire il suo vivaio. Rimane molto entusiasta ma rimanda il tutto al mese successivo perchè aveva parecchie fiere da fare. A novembre per lo stesso motivo rimanda a dicembre e a dicembre rimanda a gennaio, perchè era impegnato con i mercatini di Natale. A gennaio ci incontriamo ed esordisce: “tra fiere e mercatini ho avuto più spese che guadagni”. Iscrive il suo vivaio al portale. In questi giorni mi ha chiamato entusiasta: “ Cavolo devo dire che internet funziona, mi sono arrivate tante richieste”. Molto bene, ma ti sento male…”Scusami ma sono sul furgone…Sto andando ad una fiera a Pordenone”. Mi sono cadute le braccia. Errare è umano, perseverare è diabolico

  4. 4 Sergio Lauro 14 marzo 2013 @ 14:20

    Fantastico davvero …

  5. 5 ViadeiMedici 14 marzo 2013 @ 15:20

    analisi impeccabile! ma come si fa a convincerli? le “abitudini” sono difficili da abbandonare, anche con risultati evidenti…

  6. 6 Fabio Pirrotta 14 marzo 2013 @ 18:53

    Bravo Andrea, ho scritto anch’io tempo fa qualcosa di simile (http://sestanteblog.wordpress.com/2012/11/09/da-grossista-a-emerchant-passi-da-evitare/), ma il tuo pezzo mi è piaciuto molto e lo retwitto col tuo consenso sulla nostra pagine FB.
    Ho fatto per tutta la vita il consulente d’impresa e mai come in questo periodo ho incontrato tanta approssimazione da parte della PMI sui temi dell’innovazione digitale.
    Sentiti libero di contattarmi per esaminare le possibili aree di collaborazione!

  7. 7 Andrea 14 marzo 2013 @ 18:57

    Certo Fabio giralo dove credi…

  8. 8 Lorenzo 15 marzo 2013 @ 16:18

    molto verosimile ma un pò troppo duro contro i piccoli imprenditori che oltre al loro lavoro devono farne molti altri nel paleolitico burocratico di questo paese..
    Manca però la parte in cui il professionista di turno, in questo caso del MKT, espone le sue 2 o 3 strategie web standard attraverso le slide copiate un pò qua ed un pò là e chiuse con la richiesta di un bgt da 15000 o 20000 euro per cominciare.. allora l’imprenditore gli dice:”condividiamo il rischio dell’investimento facciamo una ella quota fissa e leghiamo una parte variabile del compenso ad un obiettivo diverso dalle visite sul sito (l’imprenditore non vende pubblicità sul sito); cerchiamo un indicatore diverso, la richiesta info, l’aumento del n.vendite ecc..” Risposta: “NO non è possibile qui c’è di mezzo anche il lavoro dell’azienda, di altre persone non possiamo legare il nostro compenso a queste cose..

  9. 9 Cristiano 15 marzo 2013 @ 17:06

    Fantastico e geniale veramente, non è un racconto satirico, è proprio la verità…

  10. 10 Andrea 18 marzo 2013 @ 16:03

    @Lorenzo. Re Mida non esiste Lorenzo. Inoltre, il web marketer fa il suo lavoro, perchè dovrebbe rischiare con quello che fa (o non fa) l’azienda (value proposition, pricing, punti di forza, customer service, posizionamento di mercato).. etc. Tutti fattori che dipendono dall’imprenditore. Poi scusami, con soli 20K in gioco perchè dovrei rischiare? Io gioco per vincere. E se vedo che sei un vincente sta tranquillo che un contratto a performance te lo tiro fuori. Se invece vuoi solo spalmare addosso agli altri il tuo rischio imprenditoriale (per non dire poco saper fare), lungi da me satana! :)

  11. 11 Lorenzo 21 marzo 2013 @ 10:19

    @Andrea. quello che dici è vero nella misura in cui il consulente si sforza di valutare “il vincente” ed ha un metodo per farlo; purtroppo di consulenti in grado di fare tali valutazioni e con questo approccio ce ne sono meno che i panda.. la stragrande maggioranza mira a vendere il proprio servizio standard massimizzando il margine, il rapporto rimane sempre Cliente-fornitore e mai evolve in una vera partnership..
    Certo che se il consulente ritiene l’imprenditore potenziale cliente un perdente ed un incapace sarebbe meglio fin da subito non averci niente a che fare nemmeno con contratti slegati dalla performance.
    Per il resto dipende dal posizionamento del consulente MKT; se intende lavorare con PMI per diffondere la consapevolezza ed il valore aggiunto dei propri servizi consulenziali non credo che si possa esimere dal legare il compenso alla performance dei propri servizi, poi se ha un posizionamento diverso e può lavorare con grandi organizzazioni con BGT a 6 o 7 cifre allora è un altro discorso.
    Identificato il satana di turno poi si fanno le scelte.

    L’importante è non pretendere di presentarsi nello stesso modo alle PMI e poi dire che questi imprenditori sono arretrati e non capiscono, organizzazioni diverse necessitano di risposte diverse. Tutto qua.
    Se ci pensi bene la situazione non è diversa da quello che sta avvenendo con le banche che incapaci di valutare la PMI e la sua capacità di creare valore decidono a priori di non finanziarle preferendo invece le grandi organizzazioni spesso in difficoltà. Dati di questi giorni l’80% dei prestiti delle banche va solo al 10% della clientela.
    Scelta legittima ma poi, visto la struttura delle imprese in Italia, non ci lamentiamo che il PIL crolla e ci stiamo impoverendo..
    Credo che ormai anche per i servizi consulenziali “evoluti” la logica sia questa.

    Scusami ho scritto troppo.

  12. 12 Omar 21 marzo 2013 @ 17:03

    Andrea sei il nostro unico ineguagliabile inarrivabile top guru super web marketer di riferimento! Un abbraccio dai ragazzi di Confindustria (che ridono per non piangere)

  13. 13 alessandra rossi 27 marzo 2013 @ 20:33

    ciao Andrea, come non concordare?
    Il mio post di chiusura di fine anno (2012) è stato una “quasi straziante” lettera aperta alle PMI su questioni simili.
    http://www.alessandrarossi.com/2012/12/cara-pmi-italiana-ti-ci-vuole-fitness.html
    Sono 12 anni che scriviamo le stesse esortazioni. W la tenacia, eh? ;)

  14. 14 Beniamino 15 aprile 2013 @ 08:04

    Fantastico, io ho anche la versione dell’imprenditore che ha l’AUDI Q7, la Porche della moglie, che non paga le ritenute d’acconto, e che lo smanettone lo trova sotto l’ombrellone.
    Però, a parte i sorrisi che suscita questo tuo racconto, poi (e li mi rattristo) mi viene da pensare che, forse, parte del problema della crisi economica e strutturale che viviamo derivi anche da una classe di imprenditori che in realtà non c’è o è finta. E allora come ne usciamo? Forse veramente dovremmo aspettarci un “diluvio universale” che spazzi via tutto ciò che è sbagliato nella nostra società e a tutti i livelli.

  15. 15 Andrea 15 aprile 2013 @ 08:44

    Certo Beniamino… Si passa dalla società di prodotto a quella di servizio e di valore. Naturale evoluzione (per il paron veneto con qualche anno di ritardo). Anche perchè, come si dice: o mangi sta finestra, o salti dalla finestra…

  16. 16 Giorgio 13 dicembre 2013 @ 19:44

    Ho letto questo post d’un fiato… Semplicemente FANTASTICO!!

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di Andrea Cappello

Consulente, strategist, evangelist di web marketing & ecommerce. Seguo aziende ambiziose che vogliono utilizzare al meglio la rete per far crescere il loro business. Mi occupo di search engine marketing, seo, social media, ecommerce, digital strategies. Lo faccio dal 2001 con Studio Cappello, una delle più quotate web marketing agency italiane.


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