SEO: mai soldi furono spesi peggio…
Scrivevo l’altro giorno che il SEO è un’ottima opportunità di spendere bene dei soldi per avere “alto rientro”. Ma non sempre è così. La difficile materia del posizionamento sui motori di ricerca di un sito web ai primi posti nei risultati organici (o naturali) con specifiche parole chiave ha la sua prima difficoltà nel far capire al cliente di cosa si tratta. Ecco quindi una serie di errori che comunemente fanno le aziende che “spendono male” i soldi nel SEO:
1.
Comprare parole chiave a pacchetto un “tanto al kilo”.
“Vorrei posizionare il mio sito con 20 parole chiave, quanto costa? E con dieci? E con tre?”.
Errore dovuto al classico modo di comprare ADV per spazi e non per performance, e al modo di ancora troppe agenzie web di presentare i servizi SEO…
2.
Credere che alcune parole chiave generiche da sole siano garanzia di “new business”
“Produco scarpe per cui mi basta (!!!) essere primo con la parola -scarpe-..”
Si sa invece che la “lunga onda” di parole chiave, la cui lunghezza aumenta all’aumentare della competitività del settore di appartenenza, è la vera garanzia di successo.
3.
Non misurare il rientro nell’investimento
Pochi si chiedono: “Quanti accessi genera l’attività SEO? Quanti ne genera nel breve, medio e lungo termine? E quali azioni obbiettivo fanno gli utenti che provengono dai motori di ricerca?”
Il misuratore del successo dell’investimento è per molti il report di posizionamenti effettuato dai software, senza capire se le parole che il report evidenzia posizionate siano performanti o meno (utilizzate o meno dagli utenti), e se al sito dei clienti mancano invece dei posizionamenti di altre parole chiave più interessanti e utilizzati dal loro target.
Ma qui molto spesso lo zampino sulla mancata misurazione è da attribuirsi alle agenzie web poco specializzate (ma anche molte che si professano tali) che cercano di rendere tale dato fumoso, in modo da non doversi impegnare troppo dove magari non riescono ad ottenere risultati…
4.
Non valutare la spesa minima in relazione ai risultati ottenibili.
Molte aziende continuano a spendere pochi soldi nel SEO perchè non sanno cosa realmente potrebbe offrire loro un’alta visibilità nei risultati organici di Google. In questi casi sarebbe più utile “capire prima di agire”, ad esempio, investendo in una campagna AdWords di ampio respiro, misurando i rientri della campagna e parametrando la spesa su un’attività SEO dove il ROI sia positivo.
5.
Non valutare lo spazio temporale dell’attività SEO e del relativo investimento
Il SEO richiede probabilmente degli investimenti iniziali importanti, a volte uguali o superiori (raramente) ad analogo traffico ottenuto con campagne AdWords nell’arco di un anno. Ma i benefici sono molteplici. Ad esempio:
- gli anni successivi il traffico del SEO non ha costo (se non dei canoni o attività di mantenimento molto contenuta, se il SEO il primo anno è ben fatto);
- il traffico del SEO attrae utenti che non cliccherebbero MAI negli AdWords;
- non soffre dei rincari del pay per click, che per sua natura ad offerta e per sua crescita di interesse ha costi esponenziali nel tempo
- il brand viene molto più rafforzato, in quanto gli utenti associano: azienda ai primi posti = migliore azienda
5 risposte to “SEO: mai soldi furono spesi peggio…”
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1 Fiamma 5 maggio 2008 @ 06:58
Osservazioni interessanti – come sempre – e condivisibili.
Mi incuriosice la categoricità di questa affermazione:
“il traffico del SEO attrae utenti che non cliccherebbero MAI negli AdWords”E’ un’esclusione senza appelli, perchè dici MAI?
-
2 Andrea Cappello 5 maggio 2008 @ 11:07
ciao Fiamma
alcuni (molti) utenti cliccano solo sui risultati organici trascurando quelli pay, spesso inconsciamente nel desiderio di allontanare la pubblicità (che li disturba)… -
3 Oremus 5 maggio 2008 @ 23:00
Ma dai Fiamma…anche tu a sottilizzare, chi vende soprattutto SEO vecchia maniera avrà sempre la tendenza a sminuire in maniera approssimativa il PPC
-
4 Andrea Cappello 8 maggio 2008 @ 17:34
Oremus, troverai soddisfazione (e aggiornamento sulle tue conoscenze) leggendo alcune ricerche in merito, in particolare di iprosect per il mercato americano e sems/Nextplora per quello italiano
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5 Fiamma 8 maggio 2008 @ 19:08
No no Oremus, io non sottilizzavo. Volevo capire se c’è una tipologia di utenti già delineata.
Del resto, io da sempre, clicco sui risultati naturali, sin dal tempo in cui non sapevo cosa rappresentassero i siti a “destra”. Così, per istinto.
E anche oggi conosco molte persone che si rifiutano di cliccare sui link sponsorizzati.
Era il MAI del post che mi incuriosiva. Poi la risposta mi ha fatta riflettere ed ho compreso.
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Osservazioni interessanti – come sempre – e condivisibili.
Mi incuriosice la categoricità di questa affermazione:
“il traffico del SEO attrae utenti che non cliccherebbero MAI negli AdWords”
E’ un’esclusione senza appelli, perchè dici MAI?
by Fiammaciao Fiamma
by Andrea Cappelloalcuni (molti) utenti cliccano solo sui risultati organici trascurando quelli pay, spesso inconsciamente nel desiderio di allontanare la pubblicità (che li disturba)…
Ma dai Fiamma…anche tu a sottilizzare, chi vende soprattutto SEO vecchia maniera avrà sempre la tendenza a sminuire in maniera approssimativa il PPC
by OremusOremus, troverai soddisfazione (e aggiornamento sulle tue conoscenze) leggendo alcune ricerche in merito, in particolare di iprosect per il mercato americano e sems/Nextplora per quello italiano
by Andrea CappelloNo no Oremus, io non sottilizzavo. Volevo capire se c’è una tipologia di utenti già delineata.
by FiammaDel resto, io da sempre, clicco sui risultati naturali, sin dal tempo in cui non sapevo cosa rappresentassero i siti a “destra”. Così, per istinto.
E anche oggi conosco molte persone che si rifiutano di cliccare sui link sponsorizzati.
Era il MAI del post che mi incuriosiva. Poi la risposta mi ha fatta riflettere ed ho compreso.