La ricerca online fa decollare le vendite offline
Per aumentare alle vendite le aziende oggi stanno puntando molto sulla violenza fisica: gli spot pubblicitari in ogni momento e in ogni dove. Sembra quasi sia un loro diritto acquisito poter sottrarre tempo, spazio e attenzione alle persone pur di vendere, a prescindere dell’utilità dello spazio e del tempo rubato a tutti noi.
La pubblicità dovrebbe sempre avere come fine ultimo, prima ancora dell’arricchimento dell’imprenditore di turno, un miglioramento della vita delle persone.
Per esempio grazie alla pubblicità possiamo avere giornali o canali TV che trasmettono contenuti senza che noi dobbiamo pagarli, in quanto li paga la pubblicità. Purtroppo esce dalla regola la TV di stato che coi soldi dei cittadini non solo ci propone programmi identici a quelli della tv privata e gratuita (perseguendo in tal senso nessun fine esistenziale), ma ci imbottisce di spot oltre ogni limite e pudore (almeno il mio) tutto il resto del palinsesto, facendo pagare le persone, in sostanza, anche il tempo dedicato a vedere la pubblicità (invece di pagarci noi), con un guadagno diretto non sulla vita delle persone, ma soprattutto su stipendi di dirigenti o strutture dedicate alla tv spazzatura (salvo i rari contenuti di qualità che credo si finanzierebbero coi soli soldi del canone).
Ma è possibile una qualche alternativa a questo delirante trend? Si. Credo che la vera unica alternativa oggi venga da internet. Una ricerca sugli “American Interactive Consumer” condotta da The Dieringer Research Group ci da un messaggio chiaro (fonte iMedia):
“The new annual spending data indicate that at least $1.70 is spent offline after doing online research for every consumer dollar spent directly online,” says Thomas E. Miller, senior consultant at The Dieringer Research Group.
Secondo la ricerca, circa il 15% del totale delle spese al dettaglio negli Stati Uniti è influenzato da Internet. Un analogo studio condotto da MSN con Rex Briggs di Marketing Evolution ha analizzato la componente online di campagne pubblicitarie condotte da Nestlé’s Coffee-Mate e Kraft’s Jell-o marche e ha scoperto che la presenza (attiva) online, in effetti, ha fatto aumentare considerevolmente le vendite offline. Le vendite off-line sono cresciute del 31% l’anno scorso e le vendite online dirette sono aumentate del 14%, mentre la spesa al dettaglio totale negli Stati Uniti è cresciuto solo del 5%.
“The data confirm that the Internet’s role as a consumer product information utility is much larger than its role as a direct selling medium,” Miller says.
Invece di bombardare le persone con messaggi pubblicitari sempre più al limite della sopportabilità, spero quanto prima che le aziende si rendano conto che c’è un modo migliore per acquisire e fidelizzare clienti. E lo dico pensando proprio al sistema impresa Italia, dove a parte qualche eccellenza, si ha una concezione del marketing e del mercato ancora obsoleta e basata troppo sul comportamento accondiscendente di un consumatore poco informato (vuoi per scelta politica, vuoi per una cultura nostra italiana) e ignorante, nel senso che “ignora le cose perchè non le conosce”.
Internet è una risposta concreta al cambiamento in meglio per tutta la filiera azienda-consumatore-società, a partire del modo di essere delle aziende, off e online.











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