Quanto vale la pubblicità nel search rispetto giornali e tv

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Diciamocelo chiaro. Se vi fosse la possibilità per i clienti di poter avere un misuratore dell’effettiva efficacia della pubblicità e promozione nei vari canali on e off line, si avrebbero delle belle sorprese. Uno dei motivi principali su cui le aziende prendono abbagli è la quantificazione del target dei possibili canali.

Semplice esempio, seppur semplificato. Prendiamo una rivista. Ad un possibile inserzionista normalmente vengono dati i seguenti dati: 1) tiratura e distribuzione moltiplicato per 2) lettori per copia (di solito 3/4). Un giornale di 100mila copie quindi, ad esempio, dichiara un target potenziale di 350mila utenti…
Sulla distribuzione (sempre certificata!) i sorrisi nascono spontanei soprattutto quando si notano numerosi copie di quotidiani o periodici accatastate negli angoli nella città a mò di self-service o volantinate ai passanti o spedite senza richiesta del destinatario o…
In secondo luogo, non tutti i lettori leggono tutte le pagine di tutto il giornale.
Terzo luogo una minima porte dei lettori ha nel momento in cui legge un’inserzione il bisogno del prodotto o servizio offerto, anche alla lontana.
Facendo la metà gli utenti che leggono la mia pubblicità nella pagina interna del giornale avremmo 350mila/2=175mila lettori.
Stimando un 25% i lettori interessati al prodotto o servizio pubblicizzato, che vi assicuro essere cifra straottimistica in caso si tratti di giornali o media giornalistici dove tale percentuale potrebbe scendere sotto l’1%, si passa a un 40mila lettori su rivista specializzata e ad un 1700 su rivista generalistica (esempio il quotidiano).

Da 350mila a 40mila o addirittura poco più di mille! (Quando le cose vanno bene). Non male…

Se leggessimo con la una metodologia più attenta i dati di una campagna sui motori di ricerca, scopriremo quindi che il costo per potenziale cliente (che AdWords ad esempio ci comunica in forma di impression) rispetto i costi per i potenziali contatti sugli altri media sono di tutt’altro spessore di quelli che le aziende percepiscono. E quando si riesce a misurare i risultati in termini di azioni che la pubblicità riesce a fare, sempre più i dati dei media offline fanno acqua da tutte le parti se confrontati con i dati dell’ADV nel search.

Rimango stupito che, nonostante la logicità del ragionamento di cui sopra, anche a fronte di campagne misurabili legate a risultati (ad esempio numero di richieste di contatto ricevuta dall’azienda), quando si paragonano i risultati delle campagne on e offline i responsabili di budget aziendale fanno enorme fatica a sganciare la spina da tradizionali strumenti di pubblicità (obsoleti e poco performanti) favorendo quelli più moderni ed efficaci.

Volevo scrivere un post dedicato al miglioramento delle conversioni per introdurre un semplice articolo in merito, ed invece ho parlato di ROI e misurazione della pubblicità. Forse perchè troppo spesso le aziende SEM si danno da fare per dare concretezza ai loro servizi per giustificare budget che invece per altre attività promozionali sono ancora stanziati “a naso”.

23 gennaio 2008 | Generale, Search Marketing, Web Marketing | commenti

5 risposte to “Quanto vale la pubblicità nel search rispetto giornali e tv”

  1. 1 bino 24 gennaio 2008 @ 04:22

    bhe… io sono di parte .. ma secondo me oggi come oggi il web è il migliore mezzo per fare pubblicità mirata. Infatti su internet uno trova cica quasi quello che gli serve quando gli serve.

    Faccio un esempio pratico.

    Il sito che ho lasciato in firma con aprire franchising è in prima pagina di google.

    Gli sponsor di quel sito forniti da adsense riguardano il medesimo argomento. Un utente che passa dal mio sito al sito dello sponsor è un visitatore che vale quanto 10.000 persone che leggono un giornale.

  2. 2 Riflessioni… 24 gennaio 2008 @ 14:39

    forse però non è sempre colpa dell'imprenditore.

    internet funziona molto bene in alcuni settori (turismo, vendita case,ecc)e per alcuni target (giovani consumatori, ecc).

    meno bene in altri e per tipo di settore che per età di chi prende le decisioni.

  3. 3 Lucia Vello 24 gennaio 2008 @ 15:53

    Sembra il tema del mese, ne parlava qualche giorno fa anche il blog di html.it

    Evidentemente gli imprenditori sono ancora miopi e non capiscono che nel search marketing chi primo arriva meglio alloggia

  4. 4 Piero Viscardi 25 gennaio 2008 @ 15:08

    Andrea,

    non c'è da stupirsi per quello che dici: la "pubblicità" offline SODDISFA MOLTO DI PIU'l'EGO di chi la paga e poi forse…

    …forse una parte della responsabilità di questa situazione è di noi "professionisti" del web che non siamo capaci di vendere le nostre idee.

  5. 5 Pubblicità su carta stampata: facciamo 2 conti! « Ermes Advice 18 febbraio 2011 @ 10:23

    [...] a mezzo Facebook (qui), ci sono imbattuto in un’interessante analisi di Andrea Cappello (Link). L’analisi verte sul valore che può avere una pubblicità fatta attraverso Internet [...]

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di Andrea Cappello

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