Google: il potere delle informazioni personali
Goggole Doubleclick. Un gruppo di associazioni per i diritti dei consumatori dell’Unione ha chiesto alla Commissione di indagare sulla fusione delle due società americane, entrambe leader in diverse forme di online advertising. Si teme per la concorrenza e per la privacy degli utenti. (…)
Secondo i rappresentanti dei consumatori una simile mole di informazioni personali sarebbe una violazione del diritto alla riservatezza dei cittadini. «Temiamo che Google potenzierà verticalmente il suo dominio nella ricerca per parole chiave unendolo alla leadership di DoubleClick nel display advertising, basato su banner e clip, e ancora con il dominio di YouTube-Google nella ricerca video».
Vediamo un pò. Google ha dato una scossa e un’accelerazione senza precedenti al mercato dell’advertising online introducendo il suo modello di pubblicità contestualizzata che porta vantaggi sia ai consumatori sia agli inserzionisti. La pubblicità contestualizzata, infatti, permette di limitare i danni di intrusività propri della pubblicità tradizionale perchè quantomeno i prodotti o i servizi promossi hanno a che fare con i contenuti della pagina in cui compaiono, e dove l’utente che legge si pensa abbia un certo interesse. Pubblicità mirata agli interessi, quindi, con maggior centralità dell’utente/cliente, e non dispersione di budget da parte degli inserzionisti verso target non interessati o siti non visitati.
Per migliorare tale modello è indubbio quindi che capire e conoscere l’utente è la cosa più importante. Conoscendone non solo gli interessi generali, partendo dai contenuti dei siti web, ma anche avendo informazioni più particolari legati al singolo individuo o a gruppi di individui, è possibile fare pubblicità contestualizzata fino alla singola persona.
In una pagina web che parla di economia, ad esempio, una scuola di formazione potrebbe proporre master avanzati per professionisti se a leggerla è un manager, o corsi di formazione se a leggerla fosse uno studente disoccupato, e si eviterebbe di proporre corsi di cucina.
Invece di leggere notizie di associazioni di consumatori che combattono contro l’invasività della pubblicità nella nostra vita, sull’utilizzo scorretto dei contenuti della stessa e sui valori dell’uomo alterati dalla sua massiccia presenza nel nostro mondo in ogni contesto e momento, sorrido quando leggo notizie come quella riportata a inizio post dove le associazioni dei consumatori (non garanti o aziende competitor quindi) si concentrano su problemi sicuramente e importanti, come i dati personali degli utenti e la privacy, contribuendo a decentrare quindi l’attenzione sui veri problemi e addirittura non esaltando i vantaggi che determinate situazioni e/o modelli possono apportare.
Ma credo abbiate capito: si ride per non piangere.

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