Accesso unico cercasi: questioni di Web Analytics
Tra le persone con le quali ho avuto il piacere di dialogare ieri in particolare Laura Paxia (di cui mi complimento anche online per la sua nomina nel board of directors di Web Analytics Association) e Giuseppe Fragola di Imetrix.
In particolare mi sembra opportuno segnalare quello che anche al Web Analytics Wednesday di ieri è emerso e con cui gia da tempo anche con Laura avevo discusso: la difficoltà di definire correttamente cosa si intende per acesso o visitatore unico, e la diversità quotidiana con sui i software e ancora di più molti operatori definiscono tale concetto che porta in alcuni casi ad avere dalla stessa fonte monitorata dati completamente diversi.
Non è un problema da poco, se è vero che molti confondono ancora il visitatore unico, così come ad esempio ce lo presentano i software di statistiche o il pannello AdWords di Google o ancora di più gli editori dei portali web, con un visitatore unico in carne e ossa!
Sappiamo tutti che non è così. Il visitatore unico è una accesso di un utente per un certo periodo di tempo. E la criticità e dovuta al fatto che non sempre si riesce a monitorare gli accessi di un utente nel tempo per un lungo periodo di tempo.
La corretta definizione di accesso unico porterebbe anche ad una più corretta interpretazione dei dati di analisi dei siti web. Oggi infatti, quando un utente fa un acquisto, la maggior parted elle persone tende a calcolare le conversioni e il ROI rispetto ai visitatori unici confondendoli con gli utenti in carne ed ossa. Molto probabilmente invece un utente in carne ed ossa può avere realizzato diversi accessi.
Esempio chiarificatore.
Quanti accessi unici fa al mese il mio blog? Secondo il software di statistiche del provider (Analytics) oltre 40.000. Quante persone invece leggono il mio blog al mese? Probabilmente un migliaio tra abituali che tornano ad ogni post, e occasionali.
Se nel mio sito avessi messo in vendita un oggetto, e ne avessi venduti 400 nell’ultimo mese, il software di statistiche del provider mi avrebbe conteggiato un tasso di conversione del 0,1%, quando in realtà è di circa un 40%!!
Su tale errore ho notato che sono caduti anche alcuni relatori nella due giorni milanese, a testimonianza che il problema è reale.
Le cose però non vanno meglio nemmeno con software più evoluti come Google Analytics, anche se indubbiamente si avvicinano notevolemnte molto di più al dato di conversione reale.
Per tale motivo è fondamentale non solo definire universalmente cosa si intende per visitatore unico, ma fare in modo che ogni software di statistiche sia obbligato a offrire tale dato che può essere quindi comparato (l’accesso unico certificato quindi), anche se magari per tecnologie proprietarie riesce ad offrire dati con una sua personale definizione di visitatore unico, magari migliorativa rispetto quella standard.
Inoltre, è molto importate capire e far capire che i tassi di conversione, ROI o altri dati calcolati partendo dal visitatore unico devono essere relativizzati al fatto che il numero di visitatori unici non corrisponde al numero dei clienti potenziali, e che è doveroso anzi riuscire a calcolare il rapporto che c’è tra i due per ogni singolo sito web, lavoro questo che va fatto off line partendo dall’analisi delle specificità di ogni sito web.
Laura conferma che Web Analytics Association è al lavoro in tal senso. Credo che sia un tappa importante sia per gli operatori, sia per i clienti delle Web ADV Company.

Nel frattempo invito, a chi volesse chiarirsi di più le idee sull’argomento, a leggersi il bel libro di Laura e Giuseppe Web Analytics, il primo del genere in Italia, che testimonia anche la loro preparazione sulla materia.
Ho scritto in proposito anche un articolo: Web Analysis: far decollare il business con le dovute attenzioni











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