La pubblicità che (non) vorrei. Per un buon 2007

di Andrea Cappello

E’ arrivato il 2007. E come ogni inizio anno, si indicano desideri, auguri e propositi.

E anch’io mi faccio un augurio particolare nella veste di utente, oltre che da attore nel mondo dell’advertising (visto che me ne occupo occupandomi di web marketing): meno pubblicità ma più di qualità. Un augurio a dire il vero che mi propongo dal 2005.

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E basta alla pubblicità pagata dagli utenti! Se un’azienda vuole fare pubblicità deve pagare me utente e non solo le “concessionarie”, darmi una convenienza per il disturbo che mi arreca, per il tempo che mi ruba, per i paesaggio che mi offusca, per il rumore che provoca. Deve avere un’autorizzazione scritta dal suo pubblico perchè ne viola la privacy, e per averla deve sicuramente fare in modo di meritarsela.

Che ne so, regalarmi la tv con cui guardo i programmi, farmi viaggiare gratis nelle città che tappezzano di manifesti, regalarmi i giornali che riempiono di spot (senza farseli finanziare dallo stato però, come fanno ad esempio, tra gli altri, le sanguisughe Feltri o Ferrara con i loro giornali), regalarmi una casella email o una connessione ad internet, o un navigatore satellitare etc.

Qualcosa in tal senso sta accadendo, e Google ci sta dimostrando che si possono creare business da capogiro proprio muovendosi in tale direzione.

Nel web questo è ancora più vero. La pubblicità deve essere utile, non invasiva, non intrusiva, non imposta. Pensiamo ai blog e agli RSS. Strumento di relazione, canali di comunicazione. E pensiamo se gli stessi diventassero oggetto di spot in mano dei markettari. Concordo con Mauro, piuttosto ti pago io ma non venderti per quattro soldi!

Amare il tuo utente non è sufficiente, devi farti amare. Come sembra ci vuole indicare John Blossom con un suo articolo tradotto in parte da Alessandro, o come si può fare emergere dal bel libro di Gianroberto Casaleggio Web Ergo Sum.

Per il 2007 mi auguro quindi che le agenzie di ADV e le aziende comincino a ripensare alla pubblicità e al suo ruolo, per ripensarne forme e contenuti. Che si comincino dei percorsi basati sul valore più che sul condizionamento dovuto al martellamento e al condizionamento degli individui tramite la proposizione di falsi modelli da imitare. Un pubblicità che ami le persone e che le rispetti. E che metta realmente al centro il consumatore (che guarda guarda siamo tutti noi).

Lo so, più che un desiderio è un sogno, e so che molti non sono d’accordo con me, compresi molti clienti dello Studio o possibili tali. Ma so anche che chi non è d’accordo probabilmente non lo è perché deve subire le attuali regole del gioco, o perché da tali regole ne sta ricavando vantaggi spropositati. O soprattutto non ha ancora capito il grande ruolo che la rete sta avendo in questo cambiamento (segnalo l’articolo di Doc Searls and David Weinberger).

Kevin Roberts (CEO Saatchi & Saatchi), gia nel 2005 scriveva (The Economist 02/04/05):

L’americano medio è esposto a 3000 messaggi di marketing ogni giorno (…). Due terzi dei consumatori si sentono “costantemente bombardati” da troppo marketing e pubblicità. (…)

Il mondo della pubblicità sta reagendo a un madornale inconveniente, la divergenza tra i dollari e le pupille. Nonostante i maggiori investimenti pubblicitari vadano alla tv e alla stampa, molta gente non le guarda. (…)

Molte persone passano ora in internet tanto tempo quanto ne dedicano alla televisione e ai giornali. Molti si stanno armando per evitare i messaggi di marketing con programmi che filtrano la pubblicità in internet o con videoregistratori che saltano gli spot pubblicitari. (…)

Prima era la pubblicità a fornire gran parte dell’informazione sui prodotti. Per buona parte del secolo scorso la pubblicità ha parlato a un pubblico coatto, limitandosi a pochi canali radio o tv o giornali. Ora la scelta dei media è esplosa e i consumatori selezionano ciò che vogliono da una varietà molto maggiore di fonti – specialmente con pochi click di un mouse. Grazie a internet il consumatore sta finalmente prendendo potere. (…)

Presto sarà possibile controllare prodotti e offerte concorrenti non solo usando i computer ma anche con i telefoni cellulari. Quando questo accadrà i consumatori saranno veramente re e solo le aziende pronte a servirli sopravvivranno. (…)

Otto clienti su dieci della Ford si sono serviti di internet per decidere che auto comprare. (…)
Per la prima volta il consumatore è il capo. Ciò affascina e spaventa perché tutto ciò che eravamo abituati a sapere e a fare non funzionerà più.

Buon 2007 a tutti!

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3 gennaio 2007 | Comunicazione, Generale | commenti

4 risposte to “La pubblicità che (non) vorrei. Per un buon 2007”

  1. 1 gpessia 3 gennaio 2007 @ 16:40

    spero vivamente in ogni cosa che hai detto…
    buon 2007 a te

  2. 2 raben 8 gennaio 2007 @ 14:16

    salve,
    non solo sono d’accordo con te.. ma consiglierei a tutti i “markettari” di leggersi almeno 3 o 4 libri di Seth Godin per capire meglio cosa vuol dire fare marketing oggi, avere delle belle idee e non buttare via soldi preziosi in pubblicità che non farà altro che innervosire i nostri utenti anzichè irretirli e farli diventare clienti fidelizzati.
    Se non avete una conoscenza dell’inglese vi consiglio di leggere quelli che hanno tradotto in italiano. Questo è un buon inizio di 2007! buona lettura a tutti Libri di Seth Godin Disponibili in lingua italiana

  3. 3 Andrea Lazzarotto 30 gennaio 2007 @ 18:20

    Vorrei la tua opinione sui programmi come AdBlockPlus…

  4. 4 Andrea Cappello 30 gennaio 2007 @ 19:24

    Personalmente lo trovo molto utile, soprattutto per chi naviga con poca banda, anche se non political correct.(Per l’Italia mi sembra non ci siano però liste attive)
    In ogni caso può precludere anche messaggi importanti e, per alcuni siti, l’unica o principale fonte di finanziamento.
    Ma sicuramente se vi sono strumenti per difendersi dall’invasività della pubblicità e che aiutino questa A MIGLIORARSI, ben vengano.

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