Web 2.0? Internet per quello che è

di

Per approfondire Web 2.0 ho trovato utile un articolo di Internazionale di qualche settimana fa dal titolo “Homo Conexus”.

James Fallows analizza gli aspetti del web di nuova generazione che non si presenta più come una vetrina di siti ma come un’offerta di servizi, e lo fa “tuffandovici dentro” per un lungo periodo. Ne emergono degli elementi che sono riconducibili alla tecnologia propria di internet fin dal suo concepimento e che il limite delle tecnologie non permetteva di sfruttare appieno, così come la cultura della “massa delle persone”: iterazione, aggregazione, condivisione, velocità e reperibilità dei dati, collaborazione, contenuti….

Se Flickr, YouTube, Dodgeball.com, Ebay sono esempi di web 2.0, non posso che pensare ai servizi molto più in piccolo ma analoghi che gia adottavamo in circuito chiuso tra amici del liceo quando con il mio C64 creavamo partecipazione tramite una rete che all’epoca era quella telefonica su server privati…

Dopo due settimane di full immersion nella rete, Fallows ha notato che il web oggi è molto più vicino alla vita reale grazie a un’integrazione fra i servizi e la vita quotidiana, rimarcando che ciò è stato permesso anche grazie al superamento di limite che era ed è ancora in oltre zone del mondo e italiane la non accessibilità costante e veloce alla rete.

Inoltre, a differenza del passato, c’è più gente che usa la rete, il che significa maggior cultura e conoscenza internet nell’utilizzo dello strumento = sufficiente massa critica per cambiare i toni della discussioni prima poco ascoltate (come non citare Elena Antognazza, precursore in Italia col suo below the web?).
Web 2.0 quindi cos’è? E’ internet come è sempre stato dal suo nascere, solo che oggi evidenzia meglio le sue caratteristiche essendo sempre più un fenomeno di massa. E così quando sento parlare di RSS e blog, forum partecipativi, ambienti di discussione online, ajax, … non posso non ricordarmi che non c’è nulla di nuovo in tutto ciò se non soprattutto nel fatto che qualcuno ne parla affibbiando a web 2.0 una definizione di un’evoluzione che non è stata dello strumento ma della persona che lo utilizza e nel suo più facile accesso.

Quando sento parlare o leggo di Web 2.0 rimango quindi spesso sorpreso. Chi ne parla spesso con toni euforici sono proprio gli “specialisti” che probabilmente fino a ieri avevano confuso internet con qualcos’altro proponendo a realtà investimenti su basi di conoscenza limitate, errate, grezze. Meglio dire allora che quello era 1.0 e che a cambiare non è stata la loro (non) conoscenza delle logiche di internet, ma lo strumento stesso.

UPD: Scopro in contemporanea al mio post: Riflessioni su Web 2.0, bolla 2.0 e Internet in Italia

Link di approfondimento che segnalo:



Blog Widget by LinkWithin

15 novembre 2006 | Comunicazione, Search Marketing, Social Media Marketing, Web Marketing | commenti

6 risposte to “Web 2.0? Internet per quello che è”

  1. 1 Barbara Bonaventura 21 novembre 2006 @ 19:41

    Ciao Andrea,
    sono d’accordo con te a metà :)

    Nel senso che hai ragione a dire che il web 2.0 altro non è che Internet.

    L’elemento che però mancava per dargli pieno respiro stava non tanto nella testa dei professionisti – anche se in parte pure lì – quanto nella testa degli utenti che per molto hanno concepito la Rete come i media tradizionali.
    Modalità di usufruizione del mezzo passiva insomma…

    Quindi la conditio sine qua non perchè Internet non rimanga solo ‘potenzialità’ è nel cambio di atteggiamento degli utilizzatori del mezzo…

    Ovviamente una mia opinione :)

    ciao

    Barbara

  2. 2 Andrea Cappello 22 novembre 2006 @ 10:32

    Ciao Barbara, un piacere risentirti dopo tanto tempo…
    Ti do ragione, la rete cresce con il crescere della consapevolezza delle sue potenzialità di tutti gli attori coinvolti.
    Ma la crescita deve essere guidata da qualcuno. Se l’utente finale è un attore che deve imparare, l’agenzia o il bravo consulente (come ad esempio lo sei tu) dovrebbe essere l’insegnante (almeno per l’utente azienda).

    Per tale motivo mi permetto di puntare un dito di accusa, rivolgendolo soprattutto a chi più che insegnante si è proclamato maestro, per poi scoprire che non lo era

    …sto forse dicendo che le flop.com più o meno grandi, oltre che gli investimenti sul web a “obiettivo perduto” di migliaia di PMI sono state oggetto di speculazione di tali maestri? Si..

  3. 3 Pierluigi Moro 26 novembre 2006 @ 10:16

    Concordo col tuo pensiero. Troppo spesso a convegni (come al recente IAB) o seminari ci si sporca la bocca con web 2.0 proponendo definizioni e concetti che più che introdurre “il nuovo” evidenziano perplessità sul fatto che chi parla ci stia capendo realmente qualcosa.
    Ne parlava anche in modo analogo Hesse non ricordo in che blog…

  4. 4 Barbara Bonaventura 27 novembre 2006 @ 17:38

    Sai com’è caro Andrea, l’erba cattiva…
    Vado e vengo, ma alla fine il web è sempre la mia casa :)

    Sul fatto che i consulenti facciano spesso più danni che altro, beh non ci piove.

    La questione però è più legata ad una crescita complessiva della popolazione e ad una sua consapevolezza di cosa sia Internet e cosa esso non sia.

    Due settimane fa ho tenuto un corso, i miei interlocutori erano tutti ‘responsabili’/'referenti’ in azienda.
    Con loro ho potuto parlare di blog&co. senza vedere faccie sbigottite… solo due anni fa sarebbe stato impossibile.
    Eppure i blog esistono da un bel po’ di tempo.

    Quello che intendo dire è che per funzionare qualsiasi strumento – e Internet altro non è – deve potersi posare su un substrato fertile.

  5. 5 stefano epifani 24 dicembre 2006 @ 06:06

    concordo. a tal proposito, vedi il post sul mio blog! :)

  6. 6 Andrea Cappello 24 dicembre 2006 @ 12:11

    Il substrato cresce quando ben coltivato. Mi sembra che la cultura in Italia più che altrove punti più all’ignoranza che al valore, a partire dalla scuola.
    Per quel che riguarda il web, sono i giovani e gli entusiasti che la tengono in piedi, non certo politici, istituzioni, fondazioni o editori..
    Anche voi, ad es., penso che abbiate fatto dell’autoapprendimento le basi di conoscenza per seminari e corsi.
    Anche lo sviluppo delle infrastrutture internet è la conseguenza evidente di questo modo di non capire internet in Italia più che all’estero.
    A vantaggio di chi? I soliti imprenditori amministratori delegati all’italiana? Per lo sviluppo della società, e per società includo anche le migliaia di PMI che sono tenute a freno dal nostro stesso sistema paese, serve più consapevolezza e cultura (soprattutto su internet), che va sovvenzionata, sostenuta, diffusa per scelta strategica, e non assimilata quasi a costrizione per conseguenza del suo naturale affermarsi nel mondo.

Lascia un commento

  1.  
  2.  
  3.  
  4. *

di Andrea Cappello

Pensieri e idee riguardo a: Google e motori di ricerca, search engine marketing, web advertising, la comunicazione e il marketing in rete, ma non solo...

LinkedIn | Facebook | FFeed

Twitter | Google+ | Miei Articoli

 

Post più letti

Ultimi Post

Ultimi commenti

Realizzazione Siti Wordpress