Stopbadware: l’allert di Google sui link

di Andrea Cappello

A seguito ricerca su alcune parole chiave in Google compaiono dei risultati cliccando sui quali compare una schermata con questi contenuti:

Attenzione – il sito al quale stai per accedere potrebbe contenere software dannoso per il tuo computer!

Per maggiori informazioni sui malware e su come proteggere il tuo computer, consulta il sito StopBadware.org.

Consulenza offerta da Google

Il titolare del sito mi ha scritto chiedendomi di rendere pubblico questa situazioni per avere opinioni in merito. La divulgazione di tale fatto mi sembra interessante e per tale motivo accolgo la sua richiesta.

Il titolare dice che è sempre stato ben attento ad usare dialer di società serie e trasparanti, quindi non ha utilizzato dialer auto istallanti che sono anche fuori legge, o che modifichino la pagina iniziale del browser, o che non siano sufficientemente chiari di quello che l’utente sta per fare. Il sito offre risorse grafiche gratuite, poesie d’amore, giochi flash e ha anche una sezione adult.

Forse però non sono state rispettate alcune linee guida consigliate ai siti che propongono contenuti e servizi con tali strumenti che spesso vengono istallati senza rendersene conto sopratutto dagli utenti meno esperti o più sprovveduti.

Il fatto che Google impedisca o renda difficile l’accesso ai siti indicizzati seguendo determinate logiche e policy, conferma che la sua neutralità nella rete nell’essere un driver di informazioni non è tale. Se da una parte limita la libertà di informazione come in Cina, dove è venuto a patti col governo facendo scomparire link a siti censurati dalle autorità; dall’altra si mette a tutela di principi morali ed economici a favore degli utenti (il dialer molto spesso è fonte di reddito a insaputa di chi lo usa) non censurando alcuni siti che non rispondono a determinate linee guida definite da norme anche etiche e morali, ma “filtrando” l’accesso agli stessi.

L’allert di cui sopra è da vedersi quindi come un “aiuto” che Google da a quei siti mettendoli “a norma” con messaggi chiari per gli utenti e, contestualmente, non bannandoli dal suo indice facendoli di fatto scomparire.

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1 novembre 2006 | Comunicazione | commenti

21 risposte to “Stopbadware: l’allert di Google sui link”

  1. 1 sughero 2 novembre 2006 @ 07:52

    sull’argomento ci sono almeno due trend interessanti, uno sul forun di HTML http://forum.html.it/forum/showthread.php?s=&threadid=1049737 e l’altro sul forum di GT http://www.giorgiotave.it/forum/google-world-gt/20929-stopbadware-nella-serp-di-google.html

    Mi domando che infuenza avranno, nel tempo, sul posizionamento dei siti segnalati. Infatti l’URL non punta direttamente al sito, ma ad una pagina intermadia …

  2. 2 Andrea Cappello 2 novembre 2006 @ 11:16

    Ottimi link.. :)

  3. 3 Matteo D’Agord 2 novembre 2006 @ 18:48

    Purtroppo Google gode di posizione dominante e può permettersi anche scelte infelici.
    Quest’idea, lodevole negli intenti perchè può risparmiare visite a pagine truffaldine, finirà inevitabilmente a penalizzare i siti con dialer “legali” perchè quella scritta a caratteri cubitali che avverte della presenza di software malevolo farà venire il patema d’animo anche agli utenti più smaliziati… e quelli più titubanti, nel dubbio, finiranno per cliccare altrove.

    Ma al di là dell’episodio singolo, il timore è che con la strapotenza di Google in questo campo (ricordiamo che è molto di più di un motore di ricerca) si finirà nelle fauci di un nuovo “progetto Palladium” in cui la libertà di informazione sarà sempre meno garantita.

  4. 4 sughero 2 novembre 2006 @ 19:30

    Ma al di là dell’episodio singolo, il timore è che con la strapotenza di Google in questo campo (ricordiamo che è molto di più di un motore di ricerca) si finirà nelle fauci di un nuovo “progetto Palladium” in cui la libertà di informazione sarà sempre meno garantita

    Concordo, infatti il timore maggiore, al di là del fatto che delle piccole aziende rischiano letteralmente il tracollo, è proprio quello di una libertà di informazione sacrificata sull’altare della presunta “sicurezza” di navigazione …

  5. 5 Andrea Cappello 2 novembre 2006 @ 19:41

    Personalmente, per ora non vedo particolari scelte infelici di Google, a parte quella di aver assunto dei quality rater che stanno bannando siti per “ipotetici reati” (ad esempio hanno bannato un sito per testo nascosto e il testo nascosto era una menu a rotazione!)…

    A parte questo, che non è poco, più che minare la libertà, Google mi sembra la stia “amplificando” (e teniamo conto che non è un ente governativo ma un’azienda privata). Infatti, nessuno vieta per ora di utilizzare altri motori di ricerca, ne ad altri di crearne.

    Da posizione dominante, Google mi sembra sia una company col fiore all’occhiello. Se penso infatti agli altri soggetti in posizione dominante, anche italiani, non posso che applaudire.

  6. 6 Matteo D’Agord 3 novembre 2006 @ 10:41

    Certamente Google al momento rimane una delle aziende più “illuminate”, ma credo che ormai con queste ultima scelte si sia tracciata una direzione… infatti ora può permettersi scelte impopolari (sia la censura dei dissidenti in Cina, siano “gli avvisi ai naviganti”) che in passato gli sarebbero costate più care.
    Certo chi ne ha la capacità potrebbe creare un motore di ricerca alternativo con un investimento praticamente nullo, ma ogni reale alternativa a Google prima o poi finirebbe per percorrere la stessa strada (e credo che “reali alternative” al momento non esistano)

  7. 7 sughero 3 novembre 2006 @ 17:36

    google sil suo sito può fare quello che vuole, fuori che diffamare altri siti, voglio dire i siti con quell’avviso hanno o no del software malevolo? se si allora che li banni, altrimenti li tenga nel suo indice con pari dignita diegli altri … perché, mi chiedo, questa scelta di mettere i siti “sospetti” ad una sorta di “gogna mediatica” con danni di immagine (ed economici) notevolissimi?

  8. 8 Andrea Cappello 3 novembre 2006 @ 17:56

    mi sembra che si stia portando a valutazioni personali la filosofia che Google ha sposato di “Stopbadware” che condivido anch’io.
    sulla Cina poi, il discorso è molto più complesso…
    (msn però mi sembra che voglia andarsene)

  9. 9 Max 4 novembre 2006 @ 12:29

    E’ FINITA L’EPOCA DEI DIALERS.

    METTITI (e mettetevi) l’anima in pace.
    RASSEGNATI a guadagnare 1.000 euro al mese (nelle migliori delle ipotesi)

    E’ INUTILE scrivere FESSERIE:
    “reato di diffamazione”,
    “dialers legali”,
    MA DOVE ?

    IL DELIRIO di “onnipotenza” SI E’ CONCLUSO a fine 2003. Sono passati 3 anni,
    ed ANCORA INSISTETE CON I DILERS?

    CERCATE DI COSTRUIRVI UN BUSINESS PIU’ SOLIDO & DURATURO.
    IL “mordi e fuggi” NON SERVE, E NON E’ SERVITO A NESSUNO.

    A Buon Intenditore…

  10. 10 Matteo D’Agord 4 novembre 2006 @ 20:42

    Sono d’accordo con te, e per quanto mi riguarda chi truffa con i dialer dovrebbe finire in galera.
    Però ti ricordo che esistono anche “dialer legali” (ebbene sì): es. certe aziende sviluppatrici di software, anche a diffusione nazionale, permettono ai propri clienti di scaricare gli aggiornamenti delle applicazioni collegandosi ad una bbs tramite dialer scritti ad hoc (con chiamata a numero verde, ovviamente); si tratta di un caso limite ed una anacronistico fin che vuoi, ma tant’è.

    Insomma, io sono dell’opinione che all’utente deve essere consentito anche utilizzare un dialer, se lo desidera e soprattutto se è ben chiara la relativa spesa.
    La tutela dovrebbe essere prevista a livello legislativo, mentre adesso la materia è ancora lacunosa e il sospetto della connivenza degli stessi gestori telefonici è in certi casi molto forte.
    “Demandare” il compito a Google o a chi per esso, come fosse un buon padre di famiglia, secondo me può avere effetti distorsivi.

  11. 11 Max Morini 5 novembre 2006 @ 12:55

    Matteo, stai scherzando???
    Leggendoti mi vengono in mente due cose.
    1. Hai un sito di dialer a pagamento e non ne vieni fuori.
    2. Se non ci fossero leggi a fermarti, saresti disposto anche alla rapina a mano armata!
    Per confondere l’utilizzo di dialer dove l’accesso agli stessi viene fatto da persone realmente maggiorenni (o comunque quando il dialer è gratuito), con il dialer a pagamento (spessp esoso) accessibile a tutti compresi bambini allettati dal “curioso”, occorre essere in mala fede.

    Se un sito, soprattutto adult, vuole far utilizzare il dialer ai suoi utenti deve accertarsi che questi siano maggiorenni e realmente acconsenzienti. E questo non si fa scrivendolo sulla pagina web ma filtrando l’accesso con user e psw e sistemi di validazione basati su contratti, carte di credito, etc..

    Mettiti l’anima in pace, e spera che tuo figlio non incappi in un sito adult con dialer…

  12. 12 sughero 5 novembre 2006 @ 13:40

    no no, sta a te, bravo parde di famiglia impedire che tuo figlio acceda ai siti adult (con o senza dialer poco importa) i mezzi ci sono e anche degli ottimi sw

    cmq la questione non è dialer si dialer no, questa è una caccia alle streghe a cui mi rifiuto di partecipare , ma purtoppo oltre questo nessuno vuol vedere …

  13. 13 Matteo D’Agord 5 novembre 2006 @ 13:50

    Max, guarda che stiamo dicendo le stesse cose, eh!
    Quello che dico io è che da questo tipo di inganni dovrei essere tutelato “a monte”, a livello legislativo.
    Ovvero: numeri a tariffazione speciale disabilitati di default ed abilitati solo su richiesta specifica dell’utente, magari con intervento direttamente in centrale; verifica della reale maggiore età dell’utente, con accesso subordinato all’immissione di apposite credenziali o alla stipulazione di contratti; reale collaborazione delle compagnie telefoniche nella persecuzione di questo tipo di reati (strano come a volte si possano trovare in bolletta chiamate effettuate quando in casa non c’era nessuno; o perché obbligarmi a pagare per intero una fattura contestata e poi richiedere il rimborso in un secondo tempo, e non chiedere la riemissione della fattura come fanno tutti i poveri cristi?)

    Che la legislazione in materia sia invece vacante, di questi tempi mi preoccupa non poco, perchè è da lì che deve partire tutto.

    Invece lasciare che sia Google a dirmi cosa per me è buono e cosa non lo è mi lascia perplesso, perchè è una filosofia del tipo “n’do cojo cojo” (perdonami il romananesco pasticciato) che non lascia presagire molto di buono per il futuro.

  14. 14 Andrea Cappello 6 novembre 2006 @ 11:01

    Matteo; Max ha ragione. Non è necessario che una legge ci dica cosa è sbagliato quando una cosa lo è palesemente per noi. Bravo Google o chi per lui quando riesce a tutelare e proteggerci da possibili danni. Poi magari arriva anche la legge…

  15. 15 Matteo D’Agord 7 novembre 2006 @ 13:16

    Credo che siamo tutti d’accordo sulla nocività di certi mezzucci per ragranellare soldi alle spalle degli utenti meno provveduti.
    Quello che mi turba è che debba essere Google a fare da mammasantissima della rete, a bollare un mio sito (”mio” in senso generico, non ho siti con dialer e ci mancherebbe) come pericoloso perchè contiene del codice *potenzialmente* dannoso (secondo un criterio presumibilmente euristico); es. anche la tecnologia ActiveX può essere usata per intrusioni o fini dannosi. Google a priori può sapere se ci stiamo dirigendo verso un sito malevolo?

    Andando al di là del problema specifico dei dialer, mi chiedo quale sia, tecnicamente, la soglia di tolleranza, ed immagino sia comunque destinata ad abbassarsi nel corso del tempo coinvolgendo molti altri elementi in una sorta di “gogna mediatica” (l’opinione di Google conta!).

  16. 16 sughero 9 novembre 2006 @ 10:58

    Condivido in toto l’opinione di Matteo D’Agord

  17. 17 Prof. Aristogitone 12 novembre 2006 @ 11:17

    Signori!
    ALERT con una elle sola!
    Cribbio!
    Cosa aveva AVVISO che non andava bene?

    Buone cose.

  18. 18 Festerixan 14 novembre 2006 @ 13:04

    La questione DIALER e’ spinosa ma in fondo di tempo ne e’ passato per regolamentare la cosa e in pochi si sono mossi.

    Le cosieta’ serie che distribuiscono questo tipo di Software dovevano attivare find a subito una politica piu’ rigorosa per i webmaster con controlli incrociati atti a perseguire chi in malafede usava questi sistemi per truffare.

    Non sarebbe dovuto nascere NESSUN sito con DIALER autoinstallanti.

    La gente oramai e’ all’erta e la situazione non riuscirai piu’ ad arginarsi perche’ “NON C’E’ NIENTE DI PEGGIO DELLL’ESSERE TRUFFATI” Ti rimane quell’amaro i bocca e un pizzico di rabbia.

    IL DIALER doveva essere concepito come strumento in grado di garantire servizi specifici e di alto valore aggiunto non per visistare film ose’…

    Comunque io comprendo la scelta di Google e mi sento di appoggiarla.

    Chi sara’ veramente interessato ad un sito o un contenuto non si fermera’ solo perche’ Google lo ha detto ma cerchera’ di essere piu’ scrupoloso e attento nella navigazione.

  19. 19 sughero 18 novembre 2006 @ 06:05

    Per rendere più completa l’informazione mi sento di dire che la questione non si riduce a dialer si dialer no, il filtro è molto più ampio ed abbraccia tutto il sw considerato badware, una visita al sito stopbadware.org servirà a fare maggiore chiarezza: http://www.stopbadware.org/

    Per dovere di cronaca mi pare giusto sottolineare che il sito penalizzato con la pagina “interstitial” è stato riabilitato. Dopo un ulteriore controllo da parte del team di stopbadware.ore (richiesto dal wm) il web site è risultato privo di sw badware.

    Buon week-end

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    … e questo che c’azzecca?

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