Click Fraud in calo? Crescono i click “gonfiati”

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I click trafugati sono in calo. Riporto da HTML.it:

Una buona notizia che coinvolge tutti i contendenti è relativa al click fraud: il Click Fraud Index, monitoraggio istituito dal Click Fraud Network di Click Forensis, vede il fenomeno in calo e comunque molto al di sotto delle precedenti indicazioni. Varie valutazioni avevano lanciato l’ombra di un click fraud al 20/30%, percentuale che se confermata avrebbe sminuito gran parte delle attività promozionali dei motori: Click Fraud Index ha invece indicato il fenomeno ad un 14% circa con percentuale ulteriormente più bassa (12%) per quanto riguarda Google (leader del settore e dunque gruppo preso maggiormente d mira dalle critiche del passato).

Il fenomeno è abbastanza complesso perchè un bravo ladro di click non si fa trovare.
Ad esempio il fenomeno degli spam engine “legalizzati” (clicco nel PPC di Google e mi si apre un sito che rivende click di Overture sui quali chi lo espone riceve una royalty) produce costi sul click gonfiati, più che trafugati. Ho scritto legalizzati perchè accettati dagli stessi motori e che sembra prevedano alla base un accordo soprattutto economico tra Portale e Search Company). Il dibattitto rimane aperto e, per ora, irrisolto…



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19 aprile 2006 | Keyword Advertising, Search Marketing | commenti

5 risposte to “Click Fraud in calo? Crescono i click “gonfiati””

  1. 1 Jacopo Gonzales 21 aprile 2006 @ 19:28

    Andrea, comunque con questa storia degli spam engine aziende e privati hanno veramente rotto le palle (eh sì che la lista dei nomi da fare sarebbe lunga e in alcuni casi un po’ scandalosa).

    Comundo.it di cui parlai su Imli qualche tempo fa ne è un bell’esempio.

    In questi giorni in rete sto vedendo delle cose al riguardo che definirle penose è poco, e quel che è peggio è che i motori non se ne accorgono.

    Mi domando poi che garanzie le SEM agency si sentano di offrire ai loro clienti in fase di pianificazione di una campagna PPC, quando gli sponsored links di noti motori di ricerca appaiono su interi circuiti di spam engine.

    Jacopo
    PS: Scusa il francesismo :-)

  2. 2 Tagliaerbe 23 aprile 2006 @ 16:38

    Solo a me sembra comunque alta una percentuale del 12-14%? Un click ogni 7-8 è farlocco, non mi sembra mica poco…

  3. 3 Andrea Cappello 24 aprile 2006 @ 10:25

    Avete ragione.
    Per essere trasparenti con i clienti biosgna avvisarli del fenomeno e tenerne in considerazione nel calcolo del ROI e dei costi finali. Per clienti con grossi budget in settori ad alto costo di click, soprattutto se la campagna PPC è attivata nei content site, consigliamo software monitoraggio professionale.

    Le SEM agency garantiscono per il loro lavoro. Saranno Google & C. a garntire per il loro…

  4. 4 Everfluxx 11 luglio 2006 @ 13:44

    > Per clienti con grossi budget in settori ad alto costo di click, soprattutto se la campagna PPC è attivata nei content site, consigliamo software monitoraggio professionale.

    Ciao Andrea, torno sull’argomento (sempre attuale) per farti notare che:

    1) anche disattivando l’opzione Content Match, non è possibile avere il controllo dei siti che mostrano gli annunci Sponsored Search;

    2) per “professionale” che sia, non esiste software di monitoraggio in grado di tracciare la provenienza di un click che passa attraverso una sequenza di redirect lato server.

    > Le SEM agency garantiscono per il loro lavoro. Saranno Google & C. a garntire per il loro…

    Dopo gli ultimi sviluppi, io non mi sento più di garantire ai miei clienti sulla qualità del traffico proveniente dal network di Yahoo! Search Marketing.

  5. 5 Giacomo 11 luglio 2006 @ 15:20

    Una correzione rispetto a quanto scritto da Everfluxx (punto 2 sopra): in realtà il referer originale viene preservato anche passando attravero una sequenza di redirect misti (lato client + lato server) come quelli utilizzati da cleansearch.info. E’ perciò tecnicamente possibile conoscere l’origine dei click, a meno che gli annunci non siano incorporati in un iframe (stile Google AdSense).

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di Andrea Cappello

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