Errare umano, perseverare diabolico: Mieli su Internet
Paolo Mieli, direttore del Corriere della Sera, aveva detto anni fa, da buon giornalista italiano: “Internet? Una moda che passa, come il borsello”. Oggi la Stampa nel suo blog propone una sua nuova emblematica dichiarazione:
“(…)nel frattempo le cose sono cambiate e me ne sono accorto(…)”. Sui blog: “Sono un pungolo e una miniera per noi giornalisti sempre a caccia di notizie e fonti plurime. Ma osservo che fino adesso non hanno trovato una dimensione economicamente produttiva. O si crea un mercato, oppure restano realtà felicemente anarchiche ma gratuite, fatte di volontariato, che non sono in grado di sfidare i giornali tradizionali(…). Ma ci sono ancora troppe stupidaggini e troppi deliri, nei blog tutto si mescola e si fatica a trovare cose preziose”.
Ancora: “È preoccupato per il futuro della carta stampata?” -”Assolutamente no. Fra 50 anni magari. Sono destinati a soccombere i giornali generalisti. Il segreto sulla carta è offrire qualità, ce n’è sempre più bisogno: sopravviveremo come sono sopravvissuti all’avvento del cinema e della televisione i teatri di qualità, che vanno sempre esauriti”.
Mi spiace personalmente constatare che oltre a non sapere leggere i dati di fatto (come oltreoceano molte testate giornalistiche dimostrano: internet è gia il presente) si confonde il ruolo dell’informazione che non è quello di produrre soldi ma, appunto, informare il pubblico sui fatti. Mieli sembra non cogliere poi che il “problema” dei blog e del loro affermarsi in Italia non è dovuto al fatto di essere un nuovo canale sostitutivo ai giornali, ma soprattutto un canale alternativo al “castrato” e oramai non qualitativo canale tradizionale (e a dircelo sono i giornalisti e autorità di mezzo mondo). Un ambiente quello dei giornalisti tradizionali che ha fatto proprio della scarsa qualità la causa prima del suo attuale regresso.
Come si evince anche dall’articolo di Anna Masera “il blog ucciderà il giornalismo?“, probabilmente in italia dovremmo attendere una nuova generazione. Quello che manca infatti sono i giornalisti degni di tale nome. Giornalisti che in internet, anche se improvvisati, danno oggi giustizia al concetto di “informazione”. O forse Mieli può dimostrare il contrario, magari con il suo giornale?
PS
Cito Mieli solo nelle sue dichiarazioni e come rappresentante di un’intera categoria e di un intero mondo: i giornalisti schiavi del denaro e di chi lo detiene. Non conosco ulteriori posizioni del giornalista in merito, ne voglio con questo mio commento dare giudizi sulla sua persona.

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