Click Fraud: rassicurazioni da Google Italia

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A completare il piccolo ciclo di post sul click fraud, riporto le dichiarazioni di Massimiliano Magrini, country manager Google Italia (fonte adnkronos.com, neretto mio) :

”Google da sempre analizza il fenomeno dei click fraudolenti, cioè di ogni metodo utilizzato in maniera artificiosa o non corretta per generare click o impression, ed è costantemente impegnata nel limitarne gli sviluppi”. ”Se identifichiamo un’attività di click fraud, provvediamo a riaccreditare immediatamente gli inserzionisti. ‘Questa attività fa parte di un normale processo di monitoraggio ed eventuale rimborso che Google, in maniera proattiva, decide di effettuare anche se il cliente stesso non ha effettuato alcuna richiesta”.
“La tecnologia proprietaria Google analizza i click per determinare quando rientrano in una palese attività di innalzamento costi dell’inserzionista. Il nostro sistema distingue automaticamente tra click generati tramite un normale utilizzo da parte degli utenti e click generati da utilizzatori che agiscono in maniera non etica o software automatizzati, consentendoci di filtrare i click invalidi”.

”In Google lavorano diverse persone con background in informatica, statistica e matematica, tra i quali alcuni tra i massimi esperti al mondo in intelligenza artificiale. Questo gruppo ha sviluppato dei meccanismi di sicurezza innovativi ed efficaci che continuiamo a migliorare e adattare alle tecniche di click fraud. Inoltre, investiamo in ricerca e sviluppo per migliorare continuamente i nostri meccanismi di segnalazione”. ”La verifica della presenza o meno di click fraudolenti è comunque facilmente identificabile tramite l’utilizzo di sistemi di tracking, come Google Analytics, uno strumento gratuito, di semplice utilizzo, che consente di monitorare tutta l’attivita’ online, non solo quella effettuata attraverso i motori di ricerca”.

Qualsiasi investitore o publisher che perpetrasse una attività di click fraud, infine, sarebbe eliminato dal nostro sistema e passibile di procedimento giudiziario”.

Perchè non ammettere il problema ma creare cortine di fumo? Se fossero “facilmente identificabili” non ci sarebbero problemi di rimborso a seguito della cause di aziende, ne Google avrebbe dovuto proporre di chiudere la faccenda sborsando di punto in bianco 90milioni di dollari (solo per USA a dire il vero…). Inoltre, perchè dovrebbe essere il cliente ad accertarsi della frode utilizzando software particolari di monitoraggio?
Non voglio mettermi in posizione avversa a Massimiliano. Anzi. Personalmente credo in AdWords che considero geniale, efficacie ed economico rispetto altri strumenti di marketing. In ogni offerta che si rispetti di un’agenzia SEM è sempre presente, caldeggiata, enfatizzata la pubblicità tramite keyword advertising.
Ma non esageriamo. Ammettiamo che il problema esiste e cerchiamo di valutarne la reale portata per gli investitori italiani, per ora trascurabile per i piccoli spender (la maggior parte in Italia) e controllabile e giustificabile nei budget per molti big spender (non tutti purtroppo).
Altrimenti ci toccherebbe credere che esiste il mondo che ci viene descritto e non quello reale (mi sembra che ci sia gia qualcuno molto odiato che stia facendo così…).



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14 marzo 2006 | Keyword Advertising | commenti

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di Andrea Cappello

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