Search Driven Digital Marketing Agency: Analisi Del DNA Di Studio Cappello

15 Giu

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La pubblicità non è solo un’interruzione dell’estetica, è un insulto alla vostra intelligenza e un’interruzione dei vostri pensieri.

In ogni azienda che vende pubblicità, una porzione significativa del team ingegneristico trascorre la giornata perfezionando i sistemi di estrazione dati, scrivendo codici più accurati per raccogliere i vostri dati personali, aggiornando i server che contengono tutti i dati e verificando che tutto sia registrato, riunito, suddiviso, confezionato e spedito… Il risultato? Un banner pubblicitario leggermente diverso, più mirato, nei vostri browser o sugli schermi dei vostri cellulari.

Ricordate: quando si parla di pubblicità, il prodotto siete voi, gli utenti.

Quando ho letto gli intenti del team di Team Whatsapp non ho potuto che rivedermi una ventina di anni fa quando (siamo nel 2001) mi misi in posizione molto critica rispetto il modo di fare pubblicità (anche online delle nascenti web agency) e feci la scelta di concentrarmi sul Search Marketing

Cercavo per le aziende un modo di comunicare e fare marketing con le persone e per le persone diverso, nuovo, meno invasivo, più utile e gradito agli utenti. Un advertising che migliorasse la vita delle persone e che non fosse concepito come una rottura di scatole dovuta.

Cercavo in modo più ampio un nuovo modo di concepire il marketing e l’advertising lontano dalle follie in cui la pubblicità galleggiava e vive tuttora. Perché l’advertising alla Mad Man per me era arrivata al capolinea, non tanto per la sua efficacia in relazione ai costi, ma per la forma becera in cui si era evoluto ed è arrivato a disegnare e concepire il mondo, le aziende (mungitrici di risorse) e le persone (mandria da mungere). E che ben descrive Tyler Durden in Fight Club:

 “La pubblicità ci spinge a cambiare macchine e vestiti, a fare lavori che odiamo per comprare merda di cui non abbiamo bisogno” 

La strada per quello che cercavo mi fu aperta dall’illuminante libro di Elena Antognazza “Web Marketing Per PMI” dove si parlava di community e relazioni online.

Il digital (all’epoca si diceva piu semplicemente internet) veniva incontro al mondo delle organizzazioni e dei consumatori per cambiare drasticamente il modo di relazionarsi tra loro, cambiando i pesi degli interlocutori fino ad allora a vantaggio delle aziende e dal loro sistema di comunicazione monodirezionale, offrendo agli utenti/clienti/persone opportunità inimmaginabili fino a quel momento per far sentire la loro voce e dargli un peso maggiore, accelerando in tale modo il processo di selezione delle aziende virtuose (tipicamente “customer oriented”) da quelle meno (tipicamente “product oriented”, o ancor peggio “money oriented”).

La vision definitiva me la diede Seath Godin con il suo semplice, intuitivo, illuminate e consapevole “trattato” Permission Marketing, sulla cui filosofia son nati poi concetti quali l’Inbound Marketing (e su cui ho basato la mission dello Studio e la conseguente formazione del personale che ci lavora, in modo da orientarne strategia e approccio nell’erogazione di ogni servizio, dalla SEO alla CRO).

Era il periodo in cui si affermarono in modo prepotente i motori di ricerca e soprattutto era arrivato il fenomeno Google e, successivamente, la sua pubblicità AdWords contestualizzata e remunerata sugli interessi degli utenti. Una rivoluzione senza precedenti nel mondo dell’ADV destinata a cambiare per sempre il modo di concepire l’advertising.

La chimera del marketing era finalmente realtà.

Il marketing, guidato dalla Search e dal Permission, diventava ancor più potente, efficace, innovativo e soprattutto gradito!

Da allora ho sempre cercato di aiutare le aziende a fare un’advertising costruttivo, realmente utile alla società e innovativo, che non rompesse le scatole alle persone. E mi sono concentrato sulla filiera di strumenti di search marketing che si potevano utilizzare per realizzare questo sogno (Web Commuincation, SEO, PPC, Email Marketing, etc).

Così nel 2001 diedi vita a Studio Cappello che solo in apparenza propone quello che altre SEM/SEO Agency erogano.

Noi abbiamo metabolizzato le criticità dell’advertising tradizionale; abbiamo capito l’importanza nel creare valore e abbiamo intuito già da tempo che fare la pubblicità invasiva è roba da dilettanti o da sciacalli. Si basa sul principio di prepotenza (compro mezzi e quindi chi ha più soldi vince) e violenza (perché costringo le persone a subire il mio messaggio).

Ma se dopo l’era industriale la pubblicità era un modello necessario per far conoscere i prodotti, oggi che i prodotti trasbordano da ogni dove, la pubblicità ha il ruolo primario di ammazzare i concorrenti….

…oppure no?

Evolvendo il processo di comunicazione e concezione del mercato, il digital ha dato nuove possibilità non solo di ripulirsi la coscienza alla pubblicità, ma anche di darle un ruolo nuovamente e realmente utilitaristico.

Per questo in Studio Cappello ci rifiutiamo di progettare campagne orientate a violentare le persone con poco o assenza di significato e valore, replicando i modelli della pubblicità tradizionale.

Ricerchiamo maniacalmente la Value Proposition in tutto (prodotto, azienda, commodities, comunicazione, cliente, etc..)  e/o aiutiamo il cliente a costruirla, per poi amplificarla come pochi con campagne di comunicazione che incrociano gli interessi degli utenti con i prodotti o servizi che possono soddisfarli.

Cerchiamo (prima ancora di partire coi lavori) di orientare i nostri clienti verso il Valore, modificando spesso il loro atteggiamento e il loro modo di concepire le relazione con i loro clienti, mostrandone i vantaggi non solo teorici ma anche pratici con KPI concreti e misurabili sul nostro fare. E portandoli quando possibile a creare eccellenza e plus competitivi che poi fanno decollare il loro business come mai prima.

Altrimenti come credete sarebbe stato possibile per un negozio di prodotti informatici arrivare a competere con i più importanti distributori nazionali e internazionali? Semplicemente gestendogli campagne PPC, comparatori e ottimizzando il sito?

Oppure: come può una start up in un garage di gruppo di ragazzi diventare il primo ecommerce nell’arredamento in Italia in termini di vendite? Semplicemente mettendo prodotti in un carrello e dandogli visibilità in rete?

O un family hotel triplicare il fatturato e diventare un punto di riferimento in Europa nel suo settore? Solo giocando coi prezzi e migliorando la grafica del sito?

Dove ci hanno dato spazio per lavorare con questi principi, abbiamo ottenuto risultati eccezionali, non solo in termini di rientro economico o successo delle campagne di comunicazione e web advertising, ma anche di riposizionamento mentale dei manager e delle aziende che ci hanno seguito in questo modo di pensare. E che ora godono di benefici non solo in termini di vantaggio competitivo rispetto i loro concorrenti, ma anche di vision, di come marciare nel futuro dove il marketing è digital, e dove l’e-commerce è commerce.

P.S.
Questo post aveva avuto una sua prima pubblicazione nel 2014. Oggi lo ripubblico aggiornandolo.


Studio Cappello
Search Driven Digital Marketing Agency


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3 Responses to “Search Driven Digital Marketing Agency: Analisi Del DNA Di Studio Cappello”

  1. Mattia 14 marzo 2014 at 11:25 #

    E’ un bellissimo discorso, e lavorando nel web marketing, soprattutto inbound, probabilmente posso tenere la testa alta rispetto a chi fà adv interruttivo (media tradizionali, banner ecc.).

    Tuttavia la mia questione morale non si esaurisce quì. In Adwords, come in Adsense e Remarketing, come nel blog marketing, io sto sempre e comunque barando. Sto passando davanti a risorse più meritevoli di me di essere trovate, e quindi sto di nuovo ingannando l’utente.

    Per non parlare di quando gli installo un cookie a tradimento per aver visitato il mio sito e lo inseguo con 5 visualizzazioni dei miei banner a settimana.

    Almeno prima potevi cambiare canale…

    In conclusione, sto meglio, ma ancora non mi sento soddisfatto

  2. Rosserva 21 marzo 2014 at 10:31 #

    E’ singolare porsi il problema della “questione morale” quando si parla di pubblicità tradizionale o meno.

    La pubblicità non si basa forse sul concetto di persuasione? E la persuasione non è una sorta di “manipolazione”?

    P.s. Quando installi il cookie di remarketing, non lo fai installare a tradimento 😉 se rispettassi le norme dovresti avvisare l’utente che il suo comportamento sul sito verrà monitorato attraverso l’uso di cookie etc etc.

  3. Andrea Cappello 21 marzo 2014 at 10:40 #

    Ogni volta che parli, leggi una rivista, ascolti un amico ed esprimi un concetto modifichi e quindi manipoli la realtà.
    A volte per farti ascoltare puoi urlare un pò piu degli altri. A volte urli per dire cazzate e soffochi chi ha da dire cose migliori.
    Ma se hai cose da dire e non sai come farti ascoltare è come non esistessi. Anzi, non esisti proprio.
    Persuasione è molto vicino a seduzione. Seduzione è proprio dell’uomo e dell’animale che vuole in primis conquistare un (o piu) partner.
    Quindi si, l’uomo manipola per sua natura. E’ nel suo DNA. Chi non manipola o si fa manipolare (spesso a sua insaputa) o si estranea dal mondo.
    In tutto ciò la pubblicità può essere più o meno invasiva, piu o meno manipolatrice. Ma il concetto di giusto e sbagliato è un pò difficile tirarlo con na frase…

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