Ottimizzazione Strutturale: Alberatura E Crawling Budget

30 Dic

alberatura-sito

Strutturare un sito internet, decidendone la navigazione e la distribuzione dei contenuti è uno dei fondamenti per ambire al successo online.

Il sito internet è un progetto informativo e deve essere considerato come uno strumento di comunicazione: spesso si perde questo concetto e si trasforma il sito in un disordinato contenitore di messaggi e promozioni.

Come ogni progetto che si rispetti, necessita di una corposa iniziale fase di analisi al fine di individuare:

  • Cosa si vuole comunicare
  • La priorità di ciò che si vuole comunicare
  • Gli obiettivi conversionali (vendita, iscrizione, …)

Ciò che è necessario ottenere, dal punto di vista logico, è una struttura di contenuti gerarchica, con vari livelli di priorità. Qualcosa di simile a questo:

L'alberatura del sito

(Estratto della presentazione #SMConnect 2016: prossimamente…)

Nel disegno puoi vedere una struttura a 4 livelli, dove ogni livello ha uno sviluppo orizzontale. La home rappresenta il massimo livello come priorità: è la copertina del nostro progetto informativo. Si arriva poi alle ultime pagine (senza figli) che prendono il nome di elementi “foglia”.

Google e la scansione

Strutturare un sito in modo ordinato è un’attività che ha conseguenze importanti anche nei confronti della SEO e di Google: è necessario tradurre la struttura logica delle informazioni in una struttura fisica, costituita da link e da pagine.

Se si prende come esempio la struttura presentata poco fa, la sua traduzione fisica potrebbe essere:

  • L'alberatura del sitoLa home linka direttamente le pagine 1, 2, 3 e 4
  • La pagina 1 linka direttamente le pagine 1.1, 1.2, 1.3
  • La pagina 2 linka direttamente le pagine 2.1, 2.2
  • La pagina 3 linka direttamente solo la pagina 3.1
  • La pagina 3.1 linka direttamente le pagine 3.1.1 e 3.1.2

Si possono puoi aggiungere, in ogni pagina, dei menu di livello, ovvero delle barre di link uguali per ogni pagina appartenente allo stesso livello.

Es: le pagine 1.1, 1.2 e 1.3 potrebbero contenere un menu che le interlinka tra di loro.

Dal punto di vista SEO cosa succede?

Solitamente faccio l’esempio di un sistema idraulico. Ogni box (pagina) rappresenta un contenitore d’acqua e ogni link rappresenta un tubo: più ci sono tubi (link), più il flusso del liquido viene suddiviso per le varie risorse.

Questo si traduce immediatamente in un concetto: se metto un numero eccessivo di link, tutte le risorse riceveranno una quantità di acqua non sufficiente alla propria “sopravvivenza”.

Per questo diventa fondamentale suddividere le pagine per priorità, in modo da avere una quantità controllata di acqua (pagerank).

La forza di ogni singola risorsa, data dalla quantità di pagerank che accoglie, condiziona principalmente due fattori:

  • La capacità della risorsa di posizionarsi tra i risultati di ricerca (SERP)
  • La frequenza con cui quella risorsa viene letta da Google

Esistono poi 2 forme di “turbo” applicabili alle risorse:

  • Link interni extra alberatura: inserimento in zone ripetute del sito, inserimento all’interno dei contenuti, …
  • Link esterni o backlink: non solo attribuiscono valore alla risorsa, quel valore non è sottratto da altre pagine del sito, e in più proviene dal sito esterno (guadagno!)

Ultimo fattore: almeno dal 2012 (se non prima) Google è in grado di valutare il layout del sito. Questo significa che è in grado di percepire la forza visiva di ogni zona del sito e, in base ad alcuni parametri, regolare la forza dei link. Per semplificare: un link dal menu posto nella parte più alta del sito, sarà molto più forte di un link nel footer.

Esempio di Alberatura

Proviamo ora a tradurre i concetti espressi in un esempio concreto. Simuliamo di dover strutturare un ecommerce molto semplice.

SEO: Alberatura Logica eCommerce

La risultante sarà:

  • Tutto il sito avrà un menu primario con link verso: Azienda, Abbigliamento, Scarpe e FAQ
  • Le pagine di Azienda (Azienda, Chi Siamo, Contatti) avranno un menu secondario con link a: Chi siamo, Contatti
  • Le pagine di Azienda avranno in pagina un breadcrumb strutturato: Home > Azienda > ***
    (con Home che linka alla Home e Azienda che linka ad Azienda)
  • Le pagine di Abbigliamento (Abbigliamento, Felpe, Camicie, Pantaloni) avranno un menu secondario con link a: Felpe, Camicie, Pantaloni
  • Le pagine di Abbigliamento avranno in pagina un breadcrumb strutturato: Home > Abbigliamento > ***
    (con Home che linka alla Home e Azienda che linka ad Azienda)
  • …continua…

Il mega menu di Ollo StoreLa struttura rappresentata è abbastanza basica. Su un sito come questo potremmo valutare di tenere tutte le pagine sempre linkate dal menu primario, eventualmente navigabili tramite un mega-menu, ovvero un menu sfogliabile per livelli. Fisicamente i link saranno tutti di primo livello e condivisi da ogni pagina.

Se però pensiamo a un grande ecommerce con centinaia di categorie, non possiamo assolutamente permetterci una soluzione con menu “totalitario”. Dovremmo quindi applicare quanto presentato, ovvero una struttura gerarchica.

Eccezioni all’albero

Prendendo sempre l’esempio del grande ecommerce, quello che si può fare è sfruttare il menu primario per spingere un numero ridotto di categorie o prodotti che logicamente sarebbero a un livello di priorità più basso. Purtroppo non è possibile enumerare “numero ridotto” e non siamo nemmeno in grado di capire tecnicamente la dimensione del crawling budget che Google assegna a ogni sito.

Quello che possiamo fare è affidarci a esperti SEO che siano in grado di valutare la soluzione migliore. Solitamente la decisione si basa su:

  • Numero di pagine scansionate
  • Numero di pagine indicizzate
  • Qualità dei posizionamenti
  • Andamento della frequenza di scansione (fonte: Google Search Console)
  • Profondità della scansione (fonte: Google Search Console)
  • Performance del server
  • Comportamento di Googlebot (fonte: Log eventualmente letti con tool come Splunk, Screaming Frog Log Analyzer, …)

Esiste poi un altro modo di intervenire sull’alberatura. Finora si è parlato di aggiungere link, ma è anche possibile “tappare” un link, ovvero fare in modo di lasciare un link per l’utente, ma renderlo invisibile a Google. Questa funzionalità si chiama nofollow e corrisponde a un attributo che si può assegnare a ogni singolo link presente nel sito, es:

<a href="/abbigliamento/felpe/" rel="nofollow">Felpe</a>

Con questa istruzione inseriamo un link nel sito (magari nel menu) ma diciamo a Google di non passare valore alla pagina di destinazione e di evitare di seguirlo.

Proprio in questi giorni è uscito un tweet di Gary Illes (ingegnere di Google) dove (finalmente) ammette l’utilità di questo strumento, dicendo però che è da considerarsi una soluzione valida per siti sopra le 100.000 pagine. Dalla nostra esperienza possiamo garantire che una cura del crawling porta enormi benefici al sito. Non solo: consente di non porre limiti alla User Experience (UX) a causa della SEO.

Una cosa in cui spesso Google inciampa è considerare che i siti abbiano sempre uno status di performance ideale. La realtà – che monitoriamo quotidianamente su centinaia di clienti – è che non sempre i siti sono davvero così performanti ed è necessario fare delle scelte di ottimizzazione anche alla luce dei limiti tecnici.

Per concludere

Come sempre le esigenze SEO sono spesso declinazioni di esigenze dell’architettura dell’informazione. Quello che mi sento di consigliare, soprattutto se si ha un sito di grosse dimensioni, è di analizzare accuratamente le priorità e di rivolgersi a un’agenzia esperta in grado di offrire la soluzione adatta alle esigenze comunicative e di business.


Studio Cappello: L’Arte Della SEO


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