Mobile-First Index: Cos’è? Come impatta sulla SEO?

5 Dic

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Google cambia prospettiva sull’indicizzazione: il mobile è il dispositivo predefinito

Fino al 4 novembre 2016 Google leggeva e interpretava i siti internet simulando un dispositivo desktop. Scansionava e analizzava anche la versione mobile, per capire se era qualitativamente allineata, ma memorizzava nei suoi indici valutativi solo la versione desktop.

Secondo i dati di StatCounter, a ottobre 2016 gli accessi al web mondiali da mobile+tablet hanno superato quelli da desktop: un cambio epocale del comportamento dell’utente che non ha lasciato Big G in impasse. Tant’è che proprio il 4 novembre Google e ha annunciato di aver iniziato un esperimento (in tutto il mondo!) chiamato Mobile-first Indexing.

Partendo dal presupposto che è sempre maggiore il pubblico che accede da dispositivi mobile, Google ha deciso di cambiare polarità: il mobile è diventato il dispositivo predefinito con cui il motore di Mountain View scansiona, legge e interpreta i siti web. Questo significa che

se il vostro sito mobile ha una quantità ridotta di contenuti rispetto al sito desktop, i contenuti mancanti non verranno visti, né inseriti negli indici e gli utenti non saranno in grado di trovarvi per quei concetti!

Cosa cambia con il Mobile-First Indexing?

In un precedente post avevo spiegato le soluzioni tecniche SEO legate al Mobile, ma cosa cambia oggi con il Mobile-First Indexing?

  • Per chi ha scelto una soluzione responsive non dovrebbero esserci problemi: codice e contenuti sono i medesimi. Sarà però fondamentale gestire la priorità di visualizzazione dei contenuti sui dispositivi mobile.
  • Per chi ha scelto una soluzione con due versioni (mobile e desktop) è necessario garantire la presenza, nella versione mobile, di tutti i contenuti della versione desktop, compresi i dati strutturati (schema.org).
    Per ora le configurazioni delle strutture formate da <link> alternate e canonical non vanno toccate.

Un falso mito da sfatare: il doppio indice di Google. No, non è vero: è stata formalmente smentita, direttamente da Paul Haar (ingegnere del software di Google).

Altra indicazione importante: secondo le linee guida di Google i contenuti non immediatamente visibili all’utente, perché inseriti in strutture di layout come tabbed o accordion, avevano una forza ridotta rispetto agli altri contenuti.

Make your site’s important content visible by default. Google is able to crawl HTML content hidden inside navigational elements such as tabs or expanding sections, however we consider this content less accessible to users, and believe that you should make your most important information visible in the default page view.

Con il Mobile-First Indexing questa cosa è stata “rinnegata” da Gary Illes (Google Ranking Engineer):

Nel mobile le esigenze di UX sembrano essere più forti dell’immediata disposizione dei contenuti, anche per Google!

Mobile First Not Mobile Only

Voglio chiudere il post con una raccomandazione. Google ha dichiaratamente dato la priorità al mobile, ma questo non significa che bisogna curare esclusivamente questo. Ricordiamoci che il desktop costituisce ancora circa il 50% degli accessi globali e che nelle abitudini dei consumatori il mobile rappresenta ancora fortemente un medium di scoperta, mentre il desktop rimane il mezzo principe per la conversione (acquisto).


Studio Cappello – Mobile Web Marketing

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  1. Trend Ecommerce 2017 | Studio Cappello Magazine - 16 gennaio 2017

    […] è sempre più mobile oriented (una prova? L’ultimo aggiornamento dello scanning di Google, il Mobile First Index). Le transazioni da smartphone sono in costante aumento, soprattutto per quanto riguarda il periodo […]

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