Post Sui Social? Quasi Sempre Inutili Per i Brand

8 Set

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Lo si pensa, lo si intuisce, lo si nota, lo si testa, lo si analizza..

Ma per molti “fuffologi” (molte agenzie e consulenti social media) e per molte aziende che nell’ignoranza han investito i pochi euro di budget li dove il tamtam mediatico li ha dirottati, il dubbio che postare sui social fosse un’attività a basso rientro (rispetto ad altre iniziative di web marketing) oggi è una certezza, semprechè non si preferisca vivere coi paraocchi (cosa niente affatto scontata soprattutto per le frastornate dai tempi PMI italiane).

Nel 99% dei casi i post non a pagamento inseriti sui social network creano una interazione minima con gli utenti o addirittura nessuna.

Sono i risultati dello studio USA di Socialflow. La società specializzata a distribuire nel miglior modo i contenuti nelle piattaforme di social media (anche di parte quindi), ha analizzato 1,6 milioni di post inseriti su Facebook, Twitter e Google Plus, in inglese e in altre 52 lingue, compreso l’italiano.

Risultati: i contenuti hanno raggiunto 361 milioni di utenti unici e determinato 1,5 miliardi di azioni social come cliccare su like, twittare o condividere.

Solo una piccola percentuale (1%) però è in grado di avere un grado di performance, misurata in termini di visualizzazioni ottenute ed engagement, calcolato come somma dei clic e altro tipo di attività interattiva sui social network.

Posti la battutina del giorno o la news della tua nuova sponsorizzazione o pensi che dire che hai un nuovo pakaging prodotto o uno sconticino o aver vinto un premio sia interessante? Ma smettila! Stai solo proseguendo l’attività da spaccapalle che fai probabilmente anche offline da anni. Uè! I tempi son cambiati. Prosumer, relazione, dialogo, ascolto sono i dictat per chi vuole realmente fare strategie social di valore…

Se si vuole il favore dei consumatori online, il cui tempo dedicato ai contenuti resta relativamente stabile, serve darsi da fare in modo serio, utile, intelligente. In poche parole: “contenuti che servono agli utenti” (non alle aziende).

La ricerca fa emergere anche come sia importante il timing nella pubblicazione dei post in relazione alla propria audience, sul quale non spesso c’è la dovuta attenzione e sulla cui expertise e savoir faire (passante per strumenti software a supporto) si giustifica il rapporto con aziende social media marketing specializzate.

Intanto, per chi ha la fortuna di sapere che ogni azione può essere misurata in modo da valutarne l’efficacia, gli strumenti di search marketing più tradizionali per la maggior parte dei casi ancora mal sfruttati (gia, expertise e intelligence sembran fare sempre più la differenza, checcè il cugino smanettone dica di saperne una più del diavolo), ROI alla mano permettono di raggiungere concretamente quello che i social ancora troppo spesso fan solo sognare…

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Trackbacks and Pingbacks

  1. Un vaso vuoto non produce frutti: perché il mezzo e il contenuto non sono proprio la stessa cosa… | Internet Manager Blog - 9 settembre 2014

    […] Fermiamoci un attimo: rispetto a quanto sopra nella gran parte dei casi il nostro pubblico come privati sono degli amici per i quali ciò che creiamo ha un significato che nasce dal contesto, dalle relazioni, da una storia e che prescinde da qualità e mezzo di produzione. Ma se siamo delle aziende, quali dovrebbero essere i motivi per cui dovremmo avere successo ora che la fruizione dei media è frammentata tra tanti device, asincrona e personalizzata? Per quale (abbondante) mancanza di umiltà noi dovremmo essere per forza interessanti nel frastuono della conversazione collettiva? […]

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