Il banner del futuro: il banner-mini-sito

18 Mar

Eccoli qui. Un banner che è una miniatura di un sito web e che non costringe l’utente ad abbandonare la pagina che sta navigando ma ad approfondire le conoscenze sul prodotto o sul servizio nel banner stesso. E con i contenuti che magari possono essere modificati in tempo reale. Non male… E’ il futuro del banner che Flit propone per innalzare il ROI sull’ADV online fino a 20 volte rispetto il banner tradizionale (sempre che Google glielo permetta)e che sembra pensato per “incastrarsi” perfettamente negli “ambienti chiusi” che si stanno imponendo nel web quali i social network (ma perchè parlo al plurale?) Facebook .

Gia: Facebook… Sempre più ambiente chiuso e sempre più disponibile e incoraggiante le aziende e gli utenti a rimanere al chiuso (con loro soddisfazione a quanto dicono i numeri), come le recenti novità per le pagine dimostrano. Novità che hanno l’obbiettivo di rispondere meglio agli utenti senza rimandarli da altre parti (fuori da Facebook), e che con le recenti novità nella possibilità di personalizzazione hanno indotto alcune aziende a promuovere prioritariamente la pagina blu piuttosto che il loro sito web.

Forse anche perchè stanche degli esperimenti dei creativi che a forza di creare siti pensati per le gallerie di design si sono un pò troppo dimenticati degli utenti e di concetti quali usabilità, funzionalità, ergonomia.

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7 Responses to “Il banner del futuro: il banner-mini-sito”

  1. giancarlo centrone 18 marzo 2011 at 11:31 #

    Carino il banner minisito, molto utile.

    Riguardo Facebook per il momento soffre di grossi problemi che dovranno diventare risorsa, chissà quando.

    L'abitudine che a questo punto penso sia una caratteristica immutabile del suo proprietario a fare di testa sua a prescindere dal mondo che lo circonda è un grosso,enorme limite.

    Può darsi che questa genialità alla lunga renda, al momento no o almeno non quanto potrebbe.

    Il fatto di essere un sistema chiuso come tu dici (in effetti è così) non è una risorsa da un punto di vista commerciale.

    Un'esempio: se utilizzi chrome, che accumula dati di navigazione in modo impressionante, in poco tempo ti ritrovi a vedere pubblicità sempre uguali e sempre riguardo problemi che tu hai già risolto o cose che hai già trovato o peggio addirittura dei tuoi siti…..

    Segno che gli "account" che facebook dice di avere (umani o programmi che siano) in realtà non funzionano.

    Che scopo ho a fare una pubblicità che un utente medio (che non svuota mai i dati di navigazione) vede 30 volte mentre altri che sarebbero interessati e in target non la vedono affatto?

    E' solo un esempio ma ce ne sarebbe….

    La differenza fondamentale fra fb e il resto del mondo è che il mondo interagisce, cosa che il social network non fà.

    Non si quota in borsa, cosa che è indispensabile per operare quando sei ad alti livelli e quando lo fà questo avviene sul mercato "grigio" con operazioni di private placement che fanno guadagnare qualcosa (forse perché la cifra di 1,5 mld $ mi sembra senza senso…) a Zuckerberg, qualcosa di più a Goldman-Sach che gestisce l'operazione e rimanda inutilmente il momento in cui il social si dovrà confrontare sul mercato.

    Per adesso facebook è riuscito solo a "inventare" un metodo di gestione dei dati personali che è raccapricciante e pericoloso, a rompere le scatole a myspace che invece è un'operazione commerciale di spessore maggiore con tutele maggiori per diritti ed iscritti e a paventare un cambiamento del mondo che forse avverrà.

    Il mio parere è che rimarrà una community più rivolta al gioco che alle cose serie e resto del parere che professionalità di spessore dovrebbero starne lontano, ci guadagnano.

    In ogni caso lavorarci sopra come fanno alcune aziende che tu menzioni, specie Italiane, è semplice ed economico nonché inutile quindi si farà in tempo tranquillamente a fare stupidaggini, aspettando le cose serie.

    Ma che ti hanno fatto i creativi di male?

    Mordono?

    Respirano?

    Io vedo ultimamente un grosso proliferare di contenuti pesanti ed inutili ma continuo a pensare che la "colpa" sia semmai delle concessionarie pubblicitarie, che tra l'altro curiosamente ci guadagnano perché costringono l'utente a rimanere in pagina in attesa che si carichi tutto l'ambaradam dei flash inutili, piuttosto che dei creativi.

    Che comunque vanno indirizzati prima di sopprimerli, cosa vietata dalla legge!!!

  2. Andrea Cappello 18 marzo 2011 at 13:04 #

    quando c'è caos la possibilità di tornare all'ordine diventa un'esigenza.

    oggi il web è caos: caos di informazioni, caos di siti web, caos di interfacce, caos cognitivo per navigare (tutta roba dove creativi ci han messo le mani)… è land of consusion

    FB è invece "standard", e standard significa facile, intuitivo, immediato. Così come lo sono gli ambienti "chiusi" di Apple ad esempio.

    Certamente è giovane e pieno di limitazioni. Ma credo che il futuro passi di li…

  3. giancarlo centrone 18 marzo 2011 at 14:04 #

    Beh, considerando che sei fra i maggiori esperti in un paese chiave per il commercio come l'Italia, quindi una risorsa preziosa, fb avrebbe già dovuto proporti una collaborazione, con tanto di invito a cena e pubblicità mondiale!!

    E non scherzo né faccio elogi non dovuti.

    Se il web è "land of confusion" ci sono apposta le agenzie come la tua per creare opportunità a chi vuole che gli si creino.

    Con lo stile pulito ed efficace che tu utilizzi di solito e non con il casino inutile.

    Ma quì si apre tutto un mondo, specialmente in Italia dove l'unico capace di fare un business-plan come si deve fà anche il presidente del consiglio, per fortuna o sfortuna nostra.

    Gli altri credono nel web come una fonte di risparmio prima di tutto, come se fossero osti all'osteria loro dove se allungano il vino guadagnano di più….

    La confusione nel web è dovuta ad un fatto finanziario e non tecnico.

    Il maggiore player mondiale, google, si è quotato sul mercato titoli azionari a una cifra pazzesca lasciando che il suo titolo oscilli quasi senza controllo.

    E se non sbaglio non ha emesso obbligazioni, quindi non vuole pienamente entrare nella comunità internazionale del denaro, che obblighi che vengano rispettati ne pretende e come!!!

    Come vuoi che una qualsiasi azienda non ne sia spaventata?

    Un piano di business richiede anni per funzionare e google cambia in tre minuti e ogni due mesi…..quindi i maggiori clienti mettono soldi sul web come possono, senza criteri "classici" di lì deriva la confusione.

    Quanto a questi creativi che tanto aborri, la maggiore concessionaria di pubblicità web d'Italia fornisce un .fla vetusto per le animazioni pubblicitarie, che viene imposto ai "creativi" e il prodotto finale che ne deriva non viene controllato minimamente se non nel peso in KByte.

    Quindi è legittimo il "sospetto" che queste pubblicità vengano create da tutti meno che da un creativo pubblicitario di mestiere.

    Consideriamo poi che il mercato delle affiliazioni è saturo fino alla noia di gente che si butta a pubblicizzare di tutto su ogni mezzo di comunicazione online che si trova disponibile.

    Mettono di tutto nell'intento di catturare clienti che non verranno mai, molte volte perché lo stesso prodotto e non solo il messaggio che lo veicola non è controllato e non funziona.

    Io credo semplicemente che i creativi bravi nel web ancora ci debbono entrare, specie in Italia.

    Mi permetto di aggiungere che un'agenzia come la tua ha molto da insegnare e poco da apprendere da fb, se non un poco di egoismo a cortissimo raggio commerciale.

    Vedremo.

  4. Gianluca 4 gennaio 2012 at 16:11 #

    Non si può non sfruttare la potenzialità di facebook (a mio avviso anche di google plus – i risultati nella serp di ricerca di google saranno influenzati da google plus), ma investire sul proprio sito, resta un punto fondamentale, la parola magica è usabilità, diamo l’opportunità ai nostri utenti di leggere contenuti interessanti e saremo ricompensati . Che vi sia un gran caos in molti siti e nel web in generale, questo è verissimo, Il problema e che spesso mancano i fondi in azienda per fare bene le due cose, o meglio in alcune aziende mancano realmente, in altre manca invece quella conoscenza che ti spinge a capire come le due cose siano realmente importanti per la sopravvivenza presente e futura.

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