Twitter e Facebook: da prendere con le molle

16 Lug

I numeri parlano chiaro: gli strumenti di relazione 2.0 stanno esplodendo, con Facebook leader incontrastato per gestire i contatti, e Twitter per le (nano) informazioni. Almeno a quanto dicono i dati "esplosivi" che ci vengono forniti. Gia…

Ma quanti utilizzano veramente il servizio dopo averlo testato, e soprattutto in che modo?

Nielsen Online ha esempio rilevato che nel mese di aprile solo il 40% dei nuovi utenti di Twitter lo ha usato il mese successivo (!). La Harvard Business School addirittura in una sua ricerca stima che la maggior parte degli utenti Twitter ha inviato in media di un solo Tweet nel corso della loro vita. (fonte eMarketer )

twitter 

Dati brutalmente quantitativi, ma molto molto molto poco qualitativi quindi, e poco sufficienti per avere le idee chiare in proposito…

Un pò come accaduto con gli RSS e i blog: dopo una iniziale euforia in cui si aggregava tutto e tutti, la maggior parte dei lettori di blogger hanno comunque notato che il loro tempo libero non era sufficiente per gestire mole di informazioni crescente esponenzialmente. E di fatto non ne consulta più di qualche unità al giorno lasciando però i diversi centinaia di feeds agganciati al reader (come faccio io ad esempio) rimandando ad una spulciate veloce ai titoli quando si avrà tempo (mai).

A questo punto quindi viene da chiedersi: ma quali sono i twits o i profili FB che realmente funzionano e che non vengono abbandonati subito dopo averli sottoscritti?

Personalmente non ho che una risposta puntata:

  • quelli utili alla mia vita
  • che ci danno poche ma importanti informazioni
  • che abbiano un valore aggiunto tale da giustificare la spesa del mio tempo per seguirli

In sostanza vi sto dicendo che seguo pochi blog e praticamente nessun "twitter-realtime" utile che realmente meriti di disturbarmi (anche perchè quasi sempre ho un rss dello stesso autore meno invasivo con egual contenuti); mentre su FB pubblico ho disabilitato quasi tutte le funzioni di relazione visto che il risultati delle relazioni era mole industriale di spam.

A questo punto la domanda finale che porgo ai colleghi che noto offrono vendono e producono servizi di promozione sui Social Network: ma sapete cosa fate? Perchè lo fate? Per chi (quale tipo di azienda, mercati, prodotti) lo fate? Con che rientri economici e obbiettivi?

Dai case history che vedo pubblicati nei loro siti o nelle riviste di advertising ho seri dubbi sulla qualità delle risposte. Mi sa tanto che sui post di Gianluca (due link allo stesso post in poche ore la dicono lunga sulla mia posizione) ci sia molta più verità di quella che ironicamente lo stesso fa trasparire…

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2 Responses to “Twitter e Facebook: da prendere con le molle”

  1. Samot 16 luglio 2009 at 18:21 #

    Penso che tu abbia dato voce a quello che moltissimi pensano. I dati Nielsen (che avevo visto al momento della pubblicazione) credo non dicano abbastanza, anzi. Oltre alla disaffezione c'è anche la tipologia di utilizzo: un accesso settimanale, può considerarsi partecipativo? Se poi seguo il tuo discorso e ci rifacciamo a quello che dice "gianluca" (che per me è sempre minimarketing e basta, non lo ho mai conosciuto) allora la domanda ancoa più spontanea è: la pubblicità sul social network, ha senso?

  2. Andrea 17 luglio 2009 at 20:16 #

    La pubblicità sui SN attuale (banner a click) ha senso perchè ha senso farla dappertutto dove funziona (ROI e KPI alla mano). Sempre che si ami la pubblicità che rompe le scatole (quella tradizionale). Per chi ama il search advertising, invece, i modelli a banner (se non contestualizzati) non sono molto graditi…

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